Petőfi gyüjtemény - B sorozat / 45-ös doboz

ANSIMO |5C — Numero 226 S**ti «tatAnuo *Jn aeme« 17x3 trlmeotxe . • • • • n -■ Per Postero (Stati detrUnloae poetale) Anno L.8S-Semestre La 16- TrimesUre Da uauora xrretrats «Mt. IO cd asalaUtTazlcve: Via Stabile,) i I ■«■mhIHI —uà pruina in m renna Tc&bm di Dindon 5-58—Tilefsaa dì Anmlnlstrazii Tlpgratta5-94—Cabina Telefonica per la Sicilia e II Coni le case popolari Il profondo disagio che si deplora nei ri­guardi deir abitazione va considerato dal du­plice punto di vista del difetto quantitativo e qualitativo, in quanto che oltre della scar­sezza delle case in rapporto alla quantità di popolazione* si riconosce che, in generale, Ha casa popolare non soddisfa ai bisogni del- Puomo civile, anche quando i mezzi disponi­bili per ottenerne l’uso permettono di farne una scelta in certo modo conveniente: onde il provvedimento si risolve, d’ordinario, m a- riattamento, il quale, con le ripetute prove e mutamenti, acuisce il disagio. Nella corsa vertiginosa della civiltà il de­siderio e il bisogno del miglioramento non sono per lo più assecondati dai mezzi neces­sari a conseguirlo. Si afferma che la multi- plicttà dei bisogni sia inseparabile del pro­gredire della civiltà, quasi da giustificare l’ir­requieta attività di coloro, che con ogni mez­zo si danno à seguire le raffinatezze e gli ec­cessi di una civiltà delirante, senza preoccu­parsi se la ricerca dei mezzi offenda l’interes­se d’altri e la propria dignità morale. Quanto sia funesta una tale tendenza si trae dal contegno pernicioso dei molti che pensano e agiscono per imitazione, 1 quan si sforzano a gareggiare coi fortunati gaudenti pur avvedendosi dei mezzi disonorevoli a cui bisogna ricorrere per sostenere la gara; e non s'avvedono che anch’essi sono tratti dal­la propria incoscenza e dal pregiudizio verso il baratro rovinoso. A costoro si dirà che a prescindere dalle misteriose leggi della vita, cui non si può sfuggire con la stessa disinvoltura con la qua­le si sfugge, forse, alle leggi comuni, l’espe­rienza umana, guidata dal pensiero illumi­nato e indipendente, conduce a ritenere che il bene del singolo è assicurato solo dal be­nessere della collettività, che non giova al­l’uomo seguire le raffinatezze di una civiltà complicata, e ricercare godimenti e soddisfa­zioni che non siano secondati dai mezzi, nè richiesti dalle serene e sane aspirazioni della vita. Queste sane aspirazioni sono integrate e colpivate solo dall’abitazione appropriata che svia l’uomo dai ricercati godimenti este­riori, a cui egli spesso si apprende per com­pensarsi della mancata attrattiva della casa. Del resto, se il sorgere di nuovi bisogni è indice e conseguenza del progredire della vi­ta, la ricerca delle soluzioni più semplici, com’è il più sicuro indizio di salda scienza, può anche essere meta sana e sicura di vita evoluta, senza rimpiangere la perduta sempli­cità incoscente dei nostri avi. Noi possiamo, difatti, misurare l’efficacia della nuova civiltà, stabilendo l’ideale dell’a­bitazione, rischiarato ai lumi della scienza, senza perdere il calore del sentimento, ondo la casa, 1 ’liome dei moderni, si riattacca al culto dei geni tutelari del focolare domestico Nè è a temersi il sogghigno scettico del vol­go sapiente in cospetto alla riaffermazione di ideali, quando il progredire sano degli stu­di e l’esperienza della vita ci danno le armi più valide a combattere i pregiudizi dello sno­bismo e della insaziabilità di godimenti che linciano arido k> spirito: e quando, malgra­do tanto scetticismo, nell’umanità si desta con impressionante universalità, uno spiri­tualismo, che è segno evidente di risolleva­mento delle virtù morali più pure, che devo­no necessariamente condurre a semplicità co- scente della vita. A siffatte aspirazioni si lega l’ideale della casa, che vediamo realizzato con cura affet­tuosa e con senno nella pratica della vita dei popoli più evoluti del nord, dove il primo im­pulso fu dato da uomini di Stato e da filan­tropi, creando la casa sana e linda per il po­polo, consci che da essa dovessero poi sor­gere altre condizioni di vita, che avrebbero rilevato la dignità umana, meglio che con al­tri mezzi. Quivi, infatti, si ammira, nell’iin canto vote nitidezza e semplicità della dimora, un’ele­vata soavità di sentimenti e di pensieri, che dispongono bene a tutti gli atti della vita, che conservano nobiltà vera anche tra gli umili. Tutto questo che ora esula da noi, e a cui volgiamo desioso l’animo, dobbiamo senza scetticismo attendere dalla nostra casa futu­ra, che integrerà le nostre aspirazioni. La casa riassume un cumulo di bisogni mo­rali, fisici e intellettuali: l’affezione alla ca­sa è con dizione perchè la soddisfazione di tali bisogni sia completa, e ne possa nascere anzitutto la serenità dello spirito; la casa di­viene cosi accumulatore di energia, rifugio sicuro delle traversie della vita. Dev’essere questo un privilegio di pochi, negato agli altri? Si deve provvedere e riparare agli effetti disastrosi, ma salutari, del risveglio della co­scienza umana dal sonno secolare che rese possibile il misero e degradante tugurio, ri­covero d’immensa carne umana, da presso e a contrasto di pochi magnifici palagi, dimo­ra di fortunati dominatori, inebriati e anne­gati fra le trine e le seterie, celebrati e stan­chi della sensualità dell'alcova, nella pletora di stanze e saloni, da dove esala lo studio e la meditazione. Non è questo splendore che cerca il lavo­ratore, ma la casa vera, che sia incentivo al­la virtù e al lavoro, e tonico al suo spirito, mentre nel buono stato igienico conserva e arrobustisco le membra e rinvigorisce il cer­vello. Anche in Italia si affronta il problema della casa, che deve elevare la dignità dell’uomo, e con la legislazione si van facendo le prime conquiste, che sono già notevoli per l’opera e, diciamo pure, per l’apostolato di uomini politici ed economisti insigni, come il Luzzat- ti e il Maggiorino Ferraris. Ma all’attività chiara e progrediente del nord della penisola, nulla si è destato da noi, se togli il tentativo e il buon volere di taluno, che è apparso cosa insignificante. Il pensiero del bufali e degli studiosi deve essere volto al­la soluzione del gran problema della casa, ■traendo profitto, con l’assistenza della nuova legge, dall’esperienza altrui e di tutte le cir­costanze locali che possano per avventura a- gevolare la soluzione migliore. Ed è oramai tempo di provvedere energica­mente, ora che elementi nuovi con program­ma di rinnovamento della nostra vita pub­blica, sorgono a riparare alle deficienze e a- gii errori di una sedicente democrazia. Certo non è stata opera di avveduta politi­ca democratica aver trascurato completamen­te il problema della casa popolare, che pur si affacciava limpido alle menti dei primi com­pilatori del piano di Risanamento della nostra città, e, invece, fatte svanire le aree che si riserbavano all’impianto delle case popolari, si è rimasti paghi di vedere sottratti alla vi­sta dei gaudenti, ricoverata nei vecchi rioni, l’immensa moltitudine della gente povera e modesta, in immondi tuguri, che ancora si vuol chiamar case, mentre il più di essi non si saprebbe neppur dare a ricovero di anima­li. Onde, provveduto alla nettezza o all’ele­ganza delle poche grandi vie, e assicurato il lusinghiero e facile giudizio dei forestieri, che non ^internano nei rioni popolosi, non si

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