Petőfi gyüjtemény - B sorozat / 45-ös doboz
! 1C —- che Il veta di aludi >ra è m€tte qiuu- 3 dei pcr- nessc •ne e 1 un ^ngo- © li- e. si sole, a in- aente cap- qua- 3 setta p- di li- dei la sola- qua- 3 per città ttina. — ri- i del- sono >, co- ìfabl Vi? al a are, ima come re, i e, la Dron- ofon- raoti, i. tassi3sca, 5©tte ielle tuneste ate, » di ma stro ella serri- jixte- ■a di d’o- iffea •alle rsi e 3 le ien- l’un ìlet- Era > i d’iella siaìro Vinovasan- -fon- no- i Rasi ica d in- Libro 0 al d’un tù, e Uh>ci e-' oc- issi- t su- f arbitro Melina teUe uin1 il ma- elli pTOLoeo setoonfaDerò sua sei ansaci d », egli prisua ri3 le ìancon gg-ia anni io il ;lier- ruito >bero . che pace Daunulla non mito era sa e ò Tl l’asimo o un la vj- d ovili a- Tnan am-oL che n ha sarà ’ano. > pala la z cirsi r ent del aero- liaUr no stimolato rinteresso nazionale airaeronautica.! Il celebre aviatore inglese si è dimostrato, se noa superiore, almeno ugnale ai tanto decantati) Wrighi che ora stanno compiendo esperimenti a Le Mans in Francia Ma i voli non hanno dato a Farman che della gloria, mentre egli dichiara che per volare non è necessaria solamente l’aria. Farman finora è stato sostenuto da un sindacato il quale annunziò eha i suoi voli sarebbero stati compiuti più che altro] per amor della scienza;; però un membro del sin-j dacato stesso ha modificato la sua opinione; infat-j ti ieri si lai ciò sfuggire la seguente dichiarazione:1 « Non si può dare questo spettacolo al pubblico senza il suo concorso finanziario ». ] Farman, malgrado le condizioni sfavorevoli del-) l’atmosfera, ha compiuto interessantissimi espeal* menti e ancora, una volta il celebre aviatore h* affermato la sua bravura © il suo ingegno. —uyn Le poesie di Petòfi e l’opera di Cassone > « Francesi, Inglesi e Tedeschi ammirano tradotte nelle lingue loro le po«de del Pe-i tòfl » — scriveva il Carducci nel *72 a propo*1 sito delle poesie del Mameli, alla nuova generazione poco meno che ignote. In quelle pa-J role, eoa le altre che seguivano, era un accenno di confronto tra il nostro poeta ed il magiaro; ma era pure un’altra ammonizione sottintesa, oltre a quella esplicita: « Francesi, Inglesi c Tedeschi » diceva Carducci — tacendo degli Italiani. E infatti si poteva beai poco ammirare 11 Petòfi nelle traduzioni itar liane allora esistenti, perchè oltre che limitarsi a pochissimi componimenti pubblicati in riviste e opuscoli difficili a trovare, erano il più delie volte condotti su altre trattazioni straniere: il poeta magiaro non vi si ritrovava.; Il danno non era lieve. Quanti sono tra noi che possono leggere Petòfi nel testo? Eppure, come diceva Carducci, « le sue poesie vanno; tra le più belle liriche europee degli ultimi quarant’anni ». , E lo antepone al Kòrner, pur cosi famoso. « Più vero poeta fu il Petòfi. Nella sua poesia è tutto il sole della campagna selvaggia, è il fremere del cavallo ungherese, è il fuoco dell’ungherese vino fiammante, e la bellezza formosa delle fanciulle ungheresi. E come sente egli la sua grande natura serenai E come ama il .vino e le fanciulle!... ma sopra tutto ama e canta le libertà, le libertà di tutti i popoli ». Di Petòfi avviene in Italia, quello che pur troppo accade anche di poeti nostri,che mot-! ti ne parlano per sentito a dire, senza averlo mai letto. Le traduzioni quindi di Giuseppe Cassone dà Noto delie opere del Petòfi in limi gua iitalaana rampino una vera lacuna e ri-j spondonoa un sentito blsognp.Ii Cassou e ha pTffi&Ecalo m vari anni a intervalli i volumet- ; ti Sogno incantalo, Foglie dì cipresso, Sulla tomba di Etelkc, II. fiero Stefano, L'apostolo^ Le nuvole. Perle d: amore, e recentissima- mente L'eroe Giovanni, nonché altre poesie, che insieme ad alcune di Heine, Piateti, Scheffel, De Musset, Pusckin diede alla luce in veste italiana nel volumetto Fiori stranieri. Il Cassone ha una rara abilità,,nel renderei, in versi italiani i poeti stranieri: innanzi alle sue versioni sembra avere una poesia ori-, ginalc; alcune da Heine sono certamente sa-! periori alle molte che corrono, non escluse] quelle, pur cosi diligentemente lavorate, del! Zendriui e del Varese. Ma dose il Cassone1 è davvero ammirevole è nel tradurre Petòfi. EgliTo conosco siffattamente da lnterderne le più lievi sfumature di pensiero e di sentimento e d’altra parto è anche egli un artista. 11 testo ungherese trasformandosi in testo italiano non diventa materia inerte e senz’anima, ma vibra egualmente d’amore e di. gioia, di odio-e di dolore. Il Cassone si venne! preparando all’opera sua d’interprete fin da1 giovanetto : lesse la prima volta le poesie del Petòfi in traduzioni tedesche e ne ebbe gran-j de entusiasmo. Apprese quindi la difficilissima lingua ungherese per poter meglio cono-; scere il poeta magiaro. La sua vita stessa av-; venturosa, la sua scomparsa nelle paludi di! Schaessburg, forse alla battaglia di Sege^tmzj I f» y tììay, divenuta un mito per il contadino ungherese, doveva attrarlo. Correvano gli anni tra il ’65 e il ’70, e il Cassone era all’Accademia militare di Torino: i giovani allora trovavano assai più di adesso entusiasmi e poesia nella vita militare. E il Cassone si commosse alla lettura del Tirteo ungherese, nelle commosse e guerresche fantasie del quale egli doveva cercar poi conforto ad un male senza speranza. Impratichitosi della linguai potè seguire lontano dai centri letterarii (vive in Noto) le minute indagini filologiche che l’odièrna critica vien facendo su Petòfi; e non poche notizie erronee che su questi correvano, specie tra noi, furono dal Cassone facilmente corrette. Le traduzioni che il colto studioso notinese ci porge, esteticamente valutate poi,non sono! soltanto un fedele ricalco dell’originale, maj vere creazioni poetiche italiane, almeno fin' dove una traduzione può esser fedele senza! nuocere alla bellezza. Ora il Cassone ha uni medo di sentire e concepire la vita che trova molti riscontri con quello del magiaro; oltre a ciò egli è vissuto con Petòfi edita questi ha dedicata quasi intera la sua attività. Anima petòfiana sa rendere come proprie tei intuizioni del .poeta magiaro. Una cosa di cui va data lode al Cassone e di aver riprodotto, conservandoli, i difetti delle poesie pàà giovanili del poeta. Cosi neri possiamo cono-; scerlo ancor meglio conoscendo lo svolgimento del suo pensiero e il progresso nesU’arte. L’opera, del Cassone è stata degnamente apprezzata dai cultori degli studi petifiani; Heffy, Meltzt dell’Università di Clausenburg, Rodò ’ celebrato traduttore ungherese del Petrarca, dell’Ariosto, del Leopardi e del Carducci; e il dr. Bela Erodi, intrattenendo sul nostro traduttore la Società Petòfi di Budapest il 14 febbraio 1904 ebbe a dichiararlo « il più distinto interprete del poeto nazionale ungherese ». E’ a deplorare che nessun editore abbaat curato fin ora di ristampare in un volume le sparse traduzioni petofiane del Cassone, di cui alcune sono esaurite, impedendosi cosi al traduttore di conseguire quel più largo riconoscimento di merito a cui ha diritto — non negatogli dall’Ungheria dove il Cassone è membro del maggiore istituto letterario nazionale — e impedendo al popolo italiano l’ammirare più largamente quei canti famosi che si cantano per le vie ungheresi strici tando entusiasmi patriottici. Il i * VU‘ G. Baviera. «sun :*<**>* **/ *** * Arrivi © partenze rtiti col Galileo il giorno 12: oora Cassisa, signora Matta, Leone Costantini e famiglia. Smith. Catalano V-, Albanese 0 signora Raffaele e fam., Leare e fam., aw. si Gemondi e fam., Domino e fam.. Rondini ilo Gallano, Leoni, Assuntini e sorella, Basi- ;aruso, Minneci e fam., Chiappa, Leone, fflan- Martueci, Morelli, Gazia Scinto, Cirtncfone, le Salv , Giannitrapani Salv., prof. Gluffrè • Amoroso, Bellomo, comm. Ciotti o fam., Bes- Bossini lama Gianni, Gagliardo Tina, Ma- Viana, Cessa T., am. Sesto, Aacarrli, Taberim. ; 3. classe. rivati coll’Elettrico il 13: ) ale, AJlasia, Barbato, madre e sorella, Catta- [ ie, slg.Ta Franlello, Nicolosi, VaHese, Ctrin1 ’llofrmann, cap. Bottone, Bisapin. Saffi. De nd, Bauselet, Paolo D’AI, Fasula, Moschetti, ne .1 lario, Fassini, Galehi, Saecari, Vito Salvo, LrdL Vi tari osa. Taschini, Ferrara., si«ra Pia-! Fascinila e C., coniugi Pereasi, NtjtaitwsrtoJo n., Goerrani, Foldesser. Perrone, Varvaro, tela.’ sig.ra Paratis, U di 3. classe, 167 emigrali ; militari.