A történeti varosok védelme és kartája (Az Egri Nyári Egyetem előadásai 1992 Eger, 1992)

Giordano Conti: Bologna

il centro storico. Una volta definiti tutti i contenuti del piano anche la disciplina urbanistica viene ad assumere caratteristiche di grande rigore normativo e nel contempo di ampia fbssibilità opera­tiva. La maggior parte degli intervenu privati ricade infatti f ra quelli realizzati direttamente per singole unità catastali. Solo in presenza di situazioni che richiedono un intervento diretto dell'ente pubblico si adotta la norma dell'intervento per zone omogenee: è il caso di tredici comparu urba­nistici in cui la decadenza fisica e socio-economica è taie da rendere indispensabile un coordina­mento tecnicoprogettuale su più unità catastali. 3. Realizzato il piano resta da vederé in che modo esso troverà attuazione in un mercato ormai stabilmente orientato verso il nuovo dei quartieri di espansione e delle aree di ristrutturazione. A prendere decisamente l'iniziativa è, ancora una volta, l'amniinistrazion^ comunale di Bologna che, nel 1972, présenta uno specifico piano di edilizia economica e popolare per interventi di ri­pristino e di restaura nel centro storico. La vicenda mérita di essere raccontata non solo per com­prendere meglio le innovazioni introdotte in qrella occasione nelle procedure dell'edilizia pubbli­ca ma anche per rivivere l'atmosfera nella quale si riaccende imprcwisamente il dibattito. Per la verità, questa volta le intenzioni deU'amministrazione bolognese si fanno più esplicite: un piano, per quanto buono e corretto, non basta a cambiare una situazione che continua a produire degrado e abbandono; l'ente pubblico, mediante l'utilizzo delle leggi esistenti, deve saper dare l'esempio di una efficace opera di conservazione, a iniziare dalle aree più compromesse, quei quartieri po­polari del centro storico già inseriti fra i tredici comparti al limite della sopravvivenza fisica e sociale. Pier Luigi Cervellati propone di procédera celermente su almeno cinque comparti cam­pione: S. Caterina, Solferino, Fondazza, S. Leonardo, S. Carlo. Gli strumenti ci sono, basta appli­carli in termini , ,evolutivi", vale z dire nel centro e non ne'la periféria, nel récupéra dell'esistente anziehe nelle nuove costruzioni. Si íratta di due leggi nazionali emanate nel periodo „riformista": una, più antica, destinata all'edilizia economica e popolare (n. 167 del 1962); un'altra, più récente, approvata per dare una risposta organica ai problemi della casa (n. 865 del 1971). II piano bolognese è certamente ben fatto. II metodo storico-tipologico, a un confronto più ravvicinato coi manufatti e con le strutture, si sviluppa e si arricchisce di molti dati precedente­mente mancanti. Il tipo edilizio dominante — quello definite , ,di base" perché comprendente gran parte delle case operaié, artigianali e mercantili — trova una sua definizione più compléta e artico­lata; un'analisi approfondita dei processi di formazione e trasformazione porta al riconoscimento delle principali varianti determinatesi a livello spazio-temporale. Moite accurate sono anche le proposte operative sui singoli comparti: di volta in volta, in relazione aile caratteristiche fisiche e dimensionali e ai requisiti tipologici degli edifici presi in esame, sono stati determinati i tagli degli alloggi, i posizionamenti dei blocchi di sevizio, gli accostamenti funzionali ai di versi piani di vita; tutto questo nel rigoroso rispetto della tipológia e della structura originarie. Anche gli obiettivi sociali del piano sono dichiarati in modo preciso: l'azione di risanamento e restaura è fi­nalizzata alla permanenza nel centro storico di quelle classi meno agiate che rischiano di essere espulse di fronte ai vecchi fenomeni di degrado o ai nouvi processi di valorizzazione. Insomma, il piano elaborato sotto la guida di Cervellati ha tutte le carte in regola per diventare un caso esemplare, da apprezzare o da respingere, ma col quale occorre necessariamente fare i conti. E infatti non tardano ad arrivare i meritati riconoscimenti, sia in campo scientifico che politico­amministrativo; in moite città si mette rapidamente mano a piani di conservazione la cui struttura

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