A történeti varosok védelme és kartája (Az Egri Nyári Egyetem előadásai 1992 Eger, 1992)
Giordano Conti: Bologna
metodologica e operativa ricaica quella bolognese. Anche la cultura urbanistica ufficiale è costretta a uscire dal guscio racchiuso delle soprintendenze e delle università per fare i conti, volente o nolente, con un fenomeno che rischia di dilagare. E' a questo purto che scatta la reazione rabbiosa. Non si puö continuare a far finta di niente: la discussione non riguarda più soltanto un caso isolate, pur importante, di buona amministrazioae urbanistica; c'è il pericolo che si allarghi ai fondamenti stessi di una disciplina che dalla nascita della città industriale in avanti si è limitata, con maggiore o minore successo, a controllare e «egolamentare i fenomeni di crescita e di sviluppo della città. Inizia in questa fase un fuoco di sbarramento volto a delegittimare le principali istanze innovative. A parure dalla tipológia, indicata corne la causa di tutti i mali: si tratta, a detta dei suoi detrattori, di uno strumento inutile, dannoso, incapace di leggere la complessità del costruito, indifferente a ogni créativité progettuale. Si prosegue con la questione dei costi: troppo alti, eccessivi rispetto alla qualité dei manufatti recuperati, in ogni caso non giustificabili in intervenu di carattere pubblico. Si conclude, infine, toccando il taste più delicate: l'ente pubblico ha assunto un ruolo egemonico che non gli spetta, l'iniziativa privata non puö esprimersi liberamente. Si tratta, corne si vede, di argomentazioni in gran parte deboli e strumentali, a cui è fin troppo facile rispondere: la tipológia è l'unico strumento in circolazione capace di dare dignité scientifica ai fenomeni edilizi, urbani e territoriali; la convenienza economica del restauro, anche a prescindere dai costi di costruzione in génère più bassi, è attestata dalla possibilité di poter contare su infrastrutture primarie e secondarie gié esistenti; l'ente pubblico, in una situazione di stasi produttiva, rappresenta un interlocutore indispensabile per garantire il rilancio di un settore delicate come quello della conservazione. Ma al di lé dei discorsi, delle argomentazioni pro e contro, resta quello che si è realizzato a Bologna in quei fecondi anni settanta: l'utopia di un centro storico di 450 ettari di superficie e di novantamila abitanti che rifiuta di essere consumato dalle demolizioni, soffocato dalle espansioni, e che vede nella conservazione integrale del suo tessuto edilizio e delle sue componenti sociali e culturali le matrici di ogni futuro sviluppo. 4. A meté degli anni ottanta, dopo la sua uscita di scena corne amministratore comunale, Pier Luigi Cervellati torna a interessarsi di Bologna con un progetto che affronta il tema del recupero del sistema spaziale dei musei e degli istituti storici dell'area universitaria. A prescindere dai risultati concreti, ancora lontani e per niente certi, il progetto assume per l'autore stesso un significato di verifica delle acquisizioni raggiunte e di rilancio di alcune questioni di metodo solo in parte affrontate nelle esperienze precedenti. Certamente è cambiato il clima politico che aveva prodotto, a Bologna e altrove, una inversione di tendenza rispetto ai tradizionali meccanismi di crescita della citté. Ora si parla sempre più insistentemente di concertazione, di stretta collaborazione fra pubblico e private dove, s'intende, è l'ente pubblico a dover fare le valigie e togliere il disturbo. La pianificazione, apertamente irrisa, contestata, è sottoposta a un fuoco incrociato di critiche: troppi vincoli, troppi meccanismi di controllo, il settore edilizio ne soffre, non puö decollare. E' il trionfo della deregulation, del rampantismo urbanistico: tornano i fantasmi della spartizione partitica, della rendita speculativa; e riappaiono, corne sempre, i paladini del potere politico ed economico, gli architetti e gli urbanisti di pronto intervento alla ricerca affannosa di incarichi e di commesse. In questo quadro difficile e per niente ricettivo la proposta di Cervellati di prendere in esame un intero settore della citté e di offrire una sorta di documente regolatore dei servizi culturali e mu-