Folia Theologica 9. (1998)
Edoardo Barbieri: Panorama delle traduzioni bibliche in volgare prima del concilio di Trento
102 E. BARBIERI L’opre et gli effecti in el cui cieco, horribile pelago vaneggiando e’ tuoi inimici facto è el lor impio cor quasi insensibile». (Ps 65,1 -3)27 Fu proprio Firenze a fornire l’uomo adatto a cimentarsi nell’impresa di una nuova traduzione della Bibbia. Antonio Brucioli, nato nel 1487, dopo diverse disavventure politiche e religiose (militava nel “partito” antimediceo e antisavonaroliano) nel 1529 lasciava definitivamente la città natale per raggiungere Venezia. Qui nel 1530 pubblicava la prima traduzione (realizzata di certo quand’egli ancora viveva in Tascana) del Nuovo Testamento condotta direttamente sul greco. Se anche è difficile documentare esattamente il metodo di lavoro del Brucioli (ehe probabilmente si affido al testo greco-latino di Erasmo, non disdegnando pero l’aiuto fornito dalla versioné latina tradizionale), certo l’esperimento fu notevolissimo e di eco immediata. Si riporta un brano del V Apocalisse: Et vidi nella destra di quello che sedeva sopra il throno un libro scritto dentro et di fuori, segnato di sette serrami, e vidi un angelo forte predicante con gran voce: «Chi è degno di aprire il libro et sciorre i legami suoi?» Et nessuno poteva, né in cielo né in terra né sotto la terra aprire il libro, né guardare in quello. Et io grandemente piangeva ehe nessuno si trovasse degno di aprire et legere il libro, né guardare in quello. Et uno de’ vecchi dice a me : «Non piangere! Ecco vince il lione della tribù di Giuda, radice di David, acciö ehe apra il libro et sciolga i sette serrami suoi». Et vidi et ecco nel mezo dei throno e de’ quattro animali e nel mezo de’ vecchi, uno agnello, stando come ucciso, il quale haveva sette corna et sette occhi, i quali sono sette spiriti di Dio mandati in ogni terra. Et venne et prese dalla destra di quello ehe sedeva nel throno il libro. Et avendo preso il libro, i quattro animali et i ventiquattro vecchi caddono avanti alio agnello, havendo ciascuno citare, et phiale d’oro piene di odoramenti, le quali sono preci de’ santi, et cantono un cantico nuovo dicendo: «Tu sei degno di pigliare il libro et aprire i serrami suoi, perché tu sei ucciso et ricomperastici a Dio col sangue tuo d’ogni tribù et lingua et popolo et natione. Et facestici a Dio nostro re et sacerdoti et regneremo sopra la terra». (Ap 5,1-10)28 27 G. BENIVIENI, Opere, Firenze, Filippo Giunta 1519 (EDITI6 B1504), c. 117r. 28 Nuovo Testamento, tradotto da Antonio Brucioli, Venezia, Lucantonio Giunti