Folia Theologica et Canonica 10. 32/24 (2021)

Ius canonicum

SFIDE ODIERNE AL SERVIZIO DELL’AUTORITÁ NELLA VITA RELIGIOSA... Ill un’assenza dalia comunitá spesso “illegittima” (can. 665 §§1-2) o l’esclaustra­­zione o l’abbandono temporaneo (cann. 686-687) o l’abbandono permanente dagli istituti religiosi (cann. 688-693; PVN21, 24). Spesso queste “reazioni” estreme da parte dei religiosi sono accolte come una “liberazione” da parte dei superiori, i quali non sanno come affrontarle o non vogliono affrontare tali questioni! La cura fraterna per tutti i membri, specialmente quelli vulnerabili, é uno dei doveri “canonici” dei superiori religiosi, chiamati a irradiare “la fragranza della presenza vicina di Gesú ed il suo sguardo personale” (EG 169) verso i “membri problémádéi” o “membri con gravi difficoltá”: “I superiori (...) provvedano in modo conveniente a quanto loro personalmente occorre; visiti­­no gli ammalati procurando loro con sollecitudine le cure necessarie, ripren­­dano gli irrequieti, confortino i timidi, con tutti siano pazienti” (can. 619). Prima di tutto, nel trattare con i membri “difficili”, i superiori devono seguire 1’esempio di Cristo “buon pastore” (SAO 13d; FT2 115) e, cosi, devono essere presenti ai membri vulnerabili e difficili e partecipare alie loro preoccupazioni e difficoltá, ed andare alia ricerca della “pecorella smarrita” (soprattutto il re­ligioso assente illegittimamente), ehe “deve essere da questi (superiori) solle­­citamente ricercato e aiutato, perché ritomi e perseveri nella propria vocazio­­ne” (can. 665 §2). Inoltre, essi devono essere “buoni Samaritani”, pronti a prendersi cura di ogni persona “ferita” o membro “problematico” (SAO 13d; FT 63, 66-71, 77, 80-83), poiché la stessa vita fraterna é concepita nella vita religiosa come “un aiuto reciproco nel realizzare la vocazione propria di cia­­scuno” (can. 602). In secondo luogo, öltre a concentrarsi solo suile situazioni difficili e sui problemi personali, i superiori dovrebbero andare “sempre öltre” e riuscire “a vedere dietro ogni volto, ogni storia, ogni situazione, un’opportunitá, una possibilitá” (PVN50). Dunque, sono chiamati “a sviluppare una pedagógia del perdono e della misericordia, ad essere cioé strumento dell’amore di Dio ehe accoglie, corregge e rilancia sempre una nuova possibilitá per il fratello o la sorella che sbagliano e cadono in peccato” (SAO 25d). Infine, la cura fraterna deve trasmettere forza d’animo e coraggio cristiano ai religiosi “problematici” per affrontare le difficoltá personali e relazionali (SAO 25a) e nel proporre a loro, quando necessario, 1’aiuto psicologico e la direzione spirituale (VFC 38). 72 72 Cf. Franciscus, Litt. Enc. Fratelli Tutti (3 oct. 2019) [= FT\.

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