Folia Canonica 8. (2005)

STUDIES - Lorenzo Lorusso: Il rapporto del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali con le prescrizioni dei libri liturgici. Commento al can. 3 del CCEO

PRESCRIZIONI DEI LIBRI LITURGICI E CCEO CAN. 3 175 turgia e le Iodi divine siano celebrate secondo le prescrizioni dei libri liturgici; ehe si conservi diligentemente il decoro e lo splendore delle chiese e della sacra suppelletlile, specialmente nella celebrazione della Divina Liturgia e nella cu­stodia della Divina Eucaristia; [...]. Per le questioni interecclesiali, inoltre, non bisogna perdere di vista quanto ha detto Giovanni Paolo II: “La diversité liturgica puô essere fonte di arricchimen- to, ma puô provocare tensioni, reciproche incomprensioni e persino scismi. In questo campo è chiaro ehe la diversité non deve nuocere all’unité. Essa non puô esprimersi ehe nella fedelté alla fede comune, ai segni sacramentali, ehe la Chie- sa ha ricevuto da Cristo, e alla comunione gerarchica”38. CODICE E RINVIO ALLE PRESCRIZIONI LITURGICHE Il rinvio alla liturgia si ha soprattutto nel Titolo XVI del CCEO II culto divino e specialmente i sacramenti, ma in vari canoni del CCEO vi è un rinvio alle pre­scrizioni liturgiche; ad esempio: 94; 161; 162; 196 §1; 197-201; 278; 289 §2; 294; 308-309; 327; 346; 377-378; 462 §2; 473-475; 538; 587; 614; 655 §3; 656-657; ecc. Esamineremo brevemente solo alcuni di questi canoni, con il sup­porto della Istruzione della Congregazione per le Chiese Orientali, tralasciando il Titolo XVI. Secondo il can. 17, i fedeli cristiani hanno il diritto di esercitare il culto divi­no secondo le prescrizioni della propria Chiesa sui iuris. Ciascuno dei fedeli, perô, esercita il culto divino nel modo ehe gli è proprio. In questo modo tutto il corpo dell’assemblea liturgica, ben compaginato e connesso mediante la colla- borazione di ogni giuntura, secondo 1’energia propria di ogni membro, puô cre­scere ed arrivare aü’unitá della fede e della conoscenza di Cristo, evitando il ri- schio di essere portato qua e lé da qualsiasi vento di dottrina (cf. Ef 4, 13-16; Istr. n. 34). II can. 28 descrive il rito come il patrimonio liturgico, teologico, spirituale e disciplinare, distinto per cultura e circostanze storiche di popoli, ehe si esprime in un modo di vivere la fede ehe è proprio di ciascuna Chiesa sui iuris. La liturgia, allora, appartiene al rito, che ha origine dalle seguenti tradizioni: Alessandrina, Antiochena, Armena, Caldea e Costantinopolitana (Bizantina). I riti delle Chiese orientali appartengono al patrimonio della Chiesa universa­le di Cristo nel quale risplende la tradizione ehe deriva dagli Apostoli attraverso i Padri e ehe afferma la divina unité nella varieté della fede cattolica; essi, secondo 38 Ioannes PAULUS II, Litt. Ap. Vicesimus quintus annus, 16; cf. SC 21.

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