Mitteilungen des Österreichischen Staatsarchivs 25. (1972) - Festschrift für Hanns Leo Mikoletzky
VITTORIO, Antonio Di: Porti e porto „franco“. Un aspetto della politica commerciale austriaca nel Mezzogiorno continentale d'Italia 1707–1734
262 Antonio Di Vittorio tal modo di guadagnare quel 13—14% che comportava la provvigione. Infine si sarebbe assistito ad un notevole concorso di bastimenti per fare rifornimento, in quanto il porto si trovava sulla rótta dal Levante verso Livorno e Genova. Vi sarebbe stato un solo inconveniente, secondo il Giannelli, cioé le opposizoni degli interessati alia Dogana di Pozzuoli, ma questo si sarebbe potuto aggirare concedendo loro dai proventi del porto una rendita calcolata sulla base della media delle rendite registrate negli ultimi dieci anni l9). La Giunta pero ugualmente non si mostra propensa ad accettare le condizioni poste dal Giannelli e lo invita a fornire ulteriori precisazioni sulla spesa a cui egli andrebbe incontro e sugli utili sperati dall’istitu- zione dei porto 20). Circa la spesa il Giannelli ribatte ehe essa all’inizio puö anche essere contenuta nel riattare il palazzo della R. Corte in Pozzuoli, una volta dei dúca di Ferrandina, per adibirlo a magazzini ed abitazione per ministri e ufficiali, öltre che per dogana e nella costruzione del fortino a protezione delle navi o addirittura servirsi provvisoriamente della fortezza di Baia. Circa gli utili egli fa notare ehe un calcolo ad essi relativo é difficile in quanto dipendono dal concorso di navi ehe vi sara a Pozzuoli: Genova ricava comunque solo dal fitto dei magazzini 160.000 lire genovesi l’anno. Lo stesso fatto poi che Genova abbia il porto „franco“ fa si che Pozzuoli si trovi in una posizione favorevole, essendo sulla sua rótta. In definitiva, sottolinea il Giannelli, se Livorno e Genova traggono degli utili dal porto franco, non si vede per quale motivo non ne debba trarre anche Pozzuoli, tanto piü che i mercanti saranno attratti dall’apposita magistratura istituita presso il porto perché vi sia „una pronta e retta giustizia, accio non restino trattenuti colle dilazioni ed impediti nel proseguimento dei loro affari“21). Quanto poi al compenso dei 10% richiesto questo si giustifica coi fatto ehe le spese non sono poche e che per avere personale esperto, se é il caso anche dall’estero, bisogna ben pagarlo. Il Giannelli conclude facendo presente che é ormai da circa quattro anni nel Regno per l’affare dei porto franco, sopportando spese e sacrifici, per cui si augura che la Giunta si decida ad affidargli l’incarico. La Giunta perö questa volta non mostra di dar peso ai chiarimenti ed alle richieste ulteriormente ribadite del Giannelli e, sotto la presidenza di Vincenzo Frascone, decide di affidare il compito di formulare un preventive di spesa per l’erezione dei porto a Pozzuoli a due regi ingegneri, Gabriele Montani, ingegnere maggiore, e Giuseppe Stendardo 22). Questi in una loro relazione alia Giunta del 29 ottobre 1713 ribadiscono i vantaggi i») Ibid. 20) Ibid. 177 n. 12: Napoli, 26 settembre 1713. 21) Ibid. 22) Ibid. 194 n. 2: Napoli, 29 ottobre 1713; cfr. anche ibid. 177 n. 12: Napoli, 29 ottobre 1713. Dopo tale data non si ha piü alcuna notizia del Giannelli.