Mitteilungen des Österreichischen Staatsarchivs 25. (1972) - Festschrift für Hanns Leo Mikoletzky
VITTORIO, Antonio Di: Porti e porto „franco“. Un aspetto della politica commerciale austriaca nel Mezzogiorno continentale d'Italia 1707–1734
Porti e porto ‘franco’ 263 che Pozzuoli offre rispetto a Baia, pur avendo questa una darsena capace di 30 navi da guerra. La costruzione di un braccio a Pozzuoli lungo 1472 palmi e largo 60, protetto da una battéria di 12 cannoni, e di un altro minore permetterebbe tuttavia di ospitare agevolmente nella darsena cosi ricavata 60 vascelli da guerra. II porto di Baia comunque non andrebbe trascurato, secondo il loro parere, ma reso assai piü efficiente come utile ausilio per quello di Pozzuoli. La spesa per quest’ultimo sarebbe, secondo i loro calcoli, di 194.000 ducati23). I lavori piü urgenti tuttavia, quali quelli relativi ai magazzini ed alle lanterne, non richiederebbero che 30.000 ducati, fanno rilevare i suddetti ingegneri, e gli altri si potrebbero eseguire al ritmo di una spesa di 20—25.000 ducati annui, utilizzando inoltre gli equipaggi delle navi da guerra durante l’inverno per riempire i piccoli lagni24 25) che circondano la cittá, senza, quindi, alcun aggravio di ulteriore spesa. La Giunta tuttavia decide di estendere il preventivo di spesa anche a Napoli ed a tale scopo il suo presidente Frascone incarica lo stesso ingegnere Giuseppe Stendardo di rintracciare i vecchi progetti di qualche decennio innanzi circa l’ampliamento dei porto di Napoli26). Il due di- cembre 1713 essa é informata di ben tre diversi preventivi di spesa, relativi ad altrettanti progetti. Un primo progetto, dell’„olim“ regio ingegnere Giustiniano Cafaro, calcolava la spesa in 325.000 ducati per il prolungamento dei molo a 2.000 palmi (canne 250), con una larghezza di palmi 176 (canne 22) e con un fondale da 30 a 60 palmi. Un secondo progetto — dello stesso Stendardo — calcolava la spesa in 350.000 ducati per il prolungamento dei braccio della Torre di S. Vincenzo verso il molo per una lunghezza di palmi 2.100, una larghezza di palmi 90 ed un fondale ehe doveva arrivare sino a 79 palmi massimo. Un terzo progetto, infine, deU'„olim“ capitano e regio ingegnere Donato Antonio Cafaro, stimava la spesa in 300.000 ducati per il prolungamento di un braccio dal luogo detto „il cavallo“, ed in seguito denominato „il fortino“, per una lunghezza complessiva di palmi 2.000, una larghezza di palmi 90 ed un 23) Ibid. 194 n. 2. La spesa sarebbe distribuita nel seguente modo: — Per interrare i vani dei pilastri e costruire un forte per installarvi una battéria...................................................................................D. 106.000 — Per la costruzione di due lanterne............................................................D. 8.000 — Per la costruzione dei magazzini ed adattamenti al palazzo della R. Corte...........................................................................................................D. 22.000 — Per le riparazioni dell’acquedotto, perché possa condurre piü aequa...................................................................................................................D. 3.000 — Per la costruzione di un braccio dalia spiaggia arenosa verso 1’imboccatura ..............................................................................................D. 55.000 24) I lagni erano aeque stagnanti ehe rendevano 1’aria malsana. 25) Ibid.: Napoli, 2 dicembre 1713; cfr. anche ibid. 177 n. 12: Napoli, 2 dicembre 1713.