Leo Santifaller: Ergänzungsband 2/1. Festschrift zur Feier des 200 jährigen Bestandes des HHStA 2 Bände (1949)
IV. Quellen und Quellenkunde - 41. Fausto Nicolini (Napoli): Una supplica inedita di G. B. Vico
Una supplica inedita di Giambattista Vico. 707 21,25. Bensi giä dal 1699, e sino ai suoi ultimi anni, il Nostro tenne in casa propria quello ehe si chiamava allora uno „studio privato“, i cui frequentatori (e pare ehe il Vico, negli anni buoni, ne avesse una sessantina, pagavano di mese in mese ciascuno su per giu cinque carlini, pari a franchi-oro 2,125. A questi, eh’erano proventi piü o meno ordinari, s’aggiun- gevano poi quelli straordinari derivanti cosi dalle ripetizioni di grammatica latina ehe, salendo le altrui scale, il filosofo dava a giovinetti di buona famiglia, come da poesie, iscrizioni e altri componimenti letterari per commissione. In omaggio all’anzidetto criterio di passare sotto silenzio le benemerenze acquistate nei riguardi di Filippo V, il Vico, nell’elencare le „molte fatighe straordinarie in occasione di pubbliche funzioni“, omette il ricordo di due suoi scritti, il secondo dei quali é un „pezzo“ storico di grande valore. L’uno, mentovato nella supplica a Carlo di Borbone dei 1734, é il Panegyricus Philippo V, Hispaniarum Indiarumque et Utriusque Siciliae potentissimo regi, a Iohanne Baptista a Vico, regio eloquentiae professore inscriptus, dicatus (Neapoli, M. D. CCIL, typis Felicis Mosca, superiorum permissu): opuscolo composto in nome dell’Universitá di Napoli, e per preciso incarico dell’ultimo viceré spagnuolo, don Giovanni Emmanuele Fernandez Pacecho marchese di Villena, in occasione della venuta di quel sovrano a Napoli. L’altro, che non senza ragione é stato paragonato alia catilinaria sallustiana, s’intitola Principum neapolitanorum coniurationis anni MDCCI historia; ed é un ragguaglio storico della congiura ordita nel 1701 in Napoli, e rapidamente repressa, alio scopo di rovesciare il governo spagnuolo e proclamare re autonomo di Napoli precisamente Carlo d’Austria. Anche codesto ragguaglio venne commesso al Vico dal viceré Villena. Sembra tuttavia ehe l’autoritä politica, la quale desiderava unó seritto di propaganda, inneggiante al partito per allora vincitore e vituperante quello per allora vinto, non restasse soddisfatta della guisa spregiudicata, obiettiva, punto adulatoria, in cui il Vico, incapace di tradire la verita, aveva presentato i fatti. Certo é ehe la Coniuratio, restata per allora inedita, venne messa a stampa non príma del 1836. Le vittime piü cospicue della congiura sopramentovata erano state Giuseppe Capece, morto il 27 settembre 1701 battendosi con la sbirraglia sulla montagna di Santa Maria Incoronata, e Carlo di Sangro, decapitato in Napoli il 3 ottobre successivo. Pertanto, subito dopo ehe, mediante l’occupazione austriaca di Napoli (8 luglio 1707), i due, da rei di alto tradimento, divennero martiri della causa che ora trionfava, il viceré conte Wierich von Daun, conforme ordini di Carlo d’Austria, disponeva ehe le salme dei fossati del Castelnuovo venissero trasferite solennemente nella chiesa di San Domenico Maggiore, ove funerali suntuossisimi furono celebrati il 24 febbraio 1708. L’orazione funebre venne recitata dal benedettino Benedetto Laudati: il Vico compose tre iscrizioni commemorative, quattordici „emblemi“ in forma di distici sotto altrettanti quadri di argomento storico-eroico, dipinti certamente sotto la sua direzione, nonché quattordici ,,motti sentenziosi“ in forma epigrafica. E, perché di tutto ciö restasse memoria, riproduzioni in rame del tumulo, di quei dipinti e di altre figure, piü ancora l’orazione del Laudati e i vari componimenti vichiani furono raccolti nel volume intitolato Publicum Caroli Sangrii et Josephi Capycii, nobilium neapolitanorum funus, a Carolo Austrio, III. Hispaniarum, Indiarum et Neapolis rege, indictum et ab illustrissimo excellentissimoque viro Wirico comite de Daun, Josephi Caesaris militum tribuno, eiusque copiis in Regno neapolitano cum summo imperio praefecto et Regni moderatore pro-rege, curatum (Neapolis, typis Felicis Mosca, anno MDCCVIII, permissu publico). Con la fräse „pubbliche aperture di studi“, il Vico allude alie prolusioni ehe, conforme uno degli statuti dell’Ateneo napoletano, 1’insegnante di rettorica avrebbe avuto il dovere di leggere ciascun anno il giorno di san Luca (18 ottobre), in occasione dell’inaugurazione piü o meno solenne dell’anno accademico. Qualora quelle statuto fosse stato osservato scrupolosamente, codeste prolusioni vichiane dovrebbero ascendere, nientemeno, a quaran- tadue. Ma, poiché spesso e volentieri esso non era applicato, sembra ehe di codeste „pubbliche aperture“, comprese due andate disperse — una di anno incerto, 1’altra dei 1719 — il Nostro