VJESNIK 12. (ZAGREB, 1910.)

Strana - 92

92 prij senatori arriuati all' età di 22 anni senza che sapino speditamente leggere amettono al sacerdotio et immediatamente alla cura d'anime. Per V ogli santi uogliono un zecchino d'oro da ogni curato. Nè la cresima, nè la consecratione d' altari, nè la beneditione o reconciliatione delle chiese passan' senza essattione. E tutte le funtioni anco mere spirituali ricercano necessario e patteggiata conpensa contro il precetto dominico: „gratis accepistis, gratis date". Da questi diffetti di superiori nascono 1' inconuenienti di sacerdoti, ignoranza estrema et incredibile. Levati gl' alunni di questi collegi gl' altri a pena sanno legere e malamente, e chi di loro sà scriver' è te­nuto per dottore. Errori notabili et essentiali nell' amministratione di sacramenti si rimettono a sentire li confessioni a sabbato santo, alla mattina istessa di Pasqua, e con semplice interogatione s' il peccatore ha fatto altri peccati che quelli dell' anno decorso, senz' altra diligenza assoluono. E per sbrigarsi aftatto dalle fatiche il giorno di Pasqua detta la messa a mezo giorno continuan confessare e communicare le persone sin' a notte. Nel recitare 1' uffìcij e celebrar la messa ingiol­tiscono talmente le parole, che non li s' intende cosa alcuna. Neil' exorcismi di femine indemoniate commettono indecenze, le quali pes­sime olent, non stimo convenienza esprimerli. Lasciano le proprie pa­rochie nella festiuità anco principali e passano alle chiese dove si ce­lebra quella festiuità, e cosi rarissime volte officiano la propria chiesa. Inconueniente in se stesso grauissimo ma più grave dall' assurdi che seguono, perchè da questa radice nasce, che li parochiani loro veden­doli vaghi li portano poca affettione. Menoveramente le chiese medesime per non essere frequentate restano quasi desolate, prive d' apparati sacri, e quelli pochi che si trouano lordi e laceri. Che se li curati colti­vassero le parochie loro con celebrar almeno le solemnità e le feste nella chiese proprie, quelli fedeli li s' affettionarebbero e si sforzareb­bero prouedere a loro e alle chiese. Perchè se bene la nati one ^ Ajbanese­e Maced one è pouera e tiranneggiata dal Turco, ad ogni modo in cha­rità e pietà non cede a qualsivoglia altra. E di questo si può gloriare per lor celebre testimonianza, che li fa 1' apostolo ad Cor. 2. c. 8 : „Notum facio vobis fratres gratiam Dei, que data est in ecclesiis Mace­donie^, quod in multo experimento tribulationis abundantia gaudij ipso­rum fui, et altissima paupertas eorum abundauit in diuitias simplici­tatis eorum, quia secundum virtutem (testimonium illius reddo) et supra virtutem voluntarij fuerunt cum multa exhortatione obsecrantes nos gratiam et communicationem ministerij, quo fit in sanctos, sed non sicut speravimus, sed semet ipsos dederunt primum Domino Jeinde nobis per voluntatem Dei." Di questi principali osseruati da me in prattica et accennati per semplice charità, accio la Sacra Congregatione ui rimedij, se nè può

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