Molnár Antal: Egy raguzai kereskedőtársaság a hódolt Budán - Források Budapest közép- és kora újkori történetéhez 2. (Budapest, 2009)
Dokumentumok - III. A társaság működésével és felszámolásával kapcsolatos dokumentumok
263 tenute per via di consoli, per farmi vendere stabili tanto mia quanto di detto di Bucchia, ho voluto qui dalli mia parenti pigliare sopra pegni di case e possessioni di detto di Bucchia et sopra i pegni d’oro et argento mio, et sopra li beni stabili mia imprestito gratis per pagare i denari qui ad alcuni nostri creditori, quello gli doveamo, che ne ho imprestato da ser Luca Francesco di Zamagno d’oro ducati mille e quatrocento, e da ser Lutiano Giovanni di Caboga ducati mille e ottocento sopra pegni, che detti denari si sono pagati a ser Stephano et ser Marino Christoforo de Zamagno et a ser Jerolimo Giugno de Bona per il credito di sopra messo in prigione e per non lassarne vender i nostri stabili. Che a ser Luca Francesco di Zamagno mio cognato habbiamo a dare tra li ducati 1150 per resto di instrumenti et ultimi sei panni di 60 paonazi da lui tolti et mandati a Bucchia a Buda a finire, e ducati 1400 che ci ha prestati come di sopra per soma d’oro ducati 2550, et a ser Lutian Francesco de Caboga ducati 1800 come di sopra, et a ser Steffano et ser Marino Christoforo de Zamagno ducati 200, et per giumrucco per debito vecchio da ducati 200, di modo che tutto è debito nostro, come ho detto di sopra per montar qui a Ragusa d’oro ducati quattromila settecento cinquanta et non più. Che solo ci dobbiamo dare più detta somma qui per giumrucco et per boana et per la tinta arboracio della pannina e calisce poi tolte a credenza qui da herede di ser Serafino di Francesco di Caboga e da ser Steffano Christoforo de Zamagno, come per oblighi di instrumenti di notaria, ultimamente tolti e mandati a Belgradi detta pannina a Belgradi160 in mano di Marco di Giovanni e Luca di Polo e compagni in Belgradi, et hoggi detta tutta pannina e calige si trova in essere in mani di detto Marco e Luca in Belgradi. Che sia tenuto la mente il Bucchia mandi denari per poter pagare li nostri creditori per tutto quello dobiamo dare, sì come sempre per ogni sua lettera prometteva, et mai fece, né hoggi dì, ma si ha ritirato, con haver retenuto non solo tutto il mio, che ne ho in lui, ma anco quello di altri, che mai ha voluto mandar denari da tanti anni in qua, che dobbiamo dare certo. Cosa mai creduta né aspettata da detto Marino di Bucchia che mi sarà fatta, perchè non è stato in vero da gentilhuomo, ma di assasino. Però attenderete di persuaderlo e farlo che161 quanto prima mandi denari per solite mani di Luca e Marco per via di Belgradi per pagare qui detto nostro debito per liberarsi da ogni uno qui a Ragusa in prima, e poi anco che mandi per pagar quello dobbiamo in Firenze et in Ancona a Marino di Caboga e Strozzi a Firenze, che ci dobbiamo dare per resto di tante casse di rasi e veluti altobassi mandatici, in più volte a nome mio con piegiaria per me per detti rasi e veluti pieggio ser Jerolimo Francesco di Caboga et ser Marino Michele de Caboga suo nepote, e sopra di loro che ci tengano a cambii uno et altro. Che a solo ser Marino di Caboga detto dobbiamo d’oro scudi mille trecento, et a Strozzi a Firenze scudi come per le partite di detti di Firenze Strozzi date a voi per solo mostrarli al detto 160 Belgrad neve valószínűleg feleslegesen szerepel kétszer. / Der Name Belgrad tritt wohl überflüssigerweise zweimal auf. 16t A „che” kötőszó után a szövegben egy értelmileg felesleges és hibás „manda” igealak szépéi. / Nach dem Bindewort „che” tritt im Text die Tätigkeitsform „manda” sinngemäß überflüssigerweise und falsch auf.