László Szederkényi: La partecipazione dei cristiani alla vita politica nell'epoca precostantiniana - Studia Theologica Budapestinensia 33. (2008)
IV. LA PARTECIPAZIONE DEI CRISTIANI ALLA VITA PUBBLICA DAL II. SECOLO FINO ALL'ETÁ DI COSTANTINO - 4. Il problema del culto imperiale
Lattanzio esprime il suo giudizio sfavorevole nel corso dell'inter- pretazione del politeismo: "Singolarmente ogni popolo, poi, venero coloro che rappresentavano l'origine, il principio della propria gente, della propria città, o fossero uomini insigni per fortezza, o donne famose per il loro senso di castità ed onestà; [...] Si aggiunse poi l'opera dei poeti; i quali, compostii carmi tanto liberamente e capric- ciosamente, li sollevarono al cielo; proprio come fanno coloro che, per quanto riguarda i sovrani, anche malvagi, coi loro bugiardi pane- girici compiono opera di vile adulazione. E questo male ebbe origine dai greci: la fantasia dei quali, unita ad una facoltà esercitata e per- fetta di copiosa parola, è difficile credere quante immaginazione e belle invenzioni abbia potuto combinare"267. 4. Il problema del culto imperiale 4. 1. Lo sviluppo e la caratteristica dei culto imperiale In primo luogo si devono esaminare i fattori dei culto imperiale ereditati dagli antichi italici e dall'ellenismo. In secondo luogo si deve pariare dell'origine e dell'evoluzione del culto imperiale. In tal modo è comprensibile la conoscenza dei ruolo degli imperatori romani nella vita religiosa. Nel periodo degli antichi italici il re era anche portatore delle funzioni dei poteri sacerdotali. L'imperatore Augusto voleva ristabili- re il regno primitivo e assunse la dignità di Pontifex maximus. In tal modo diventô il capo della più prestigiosa istituzione romana di ca- rattere sacro. Da allora i suoi successori rimasero sempre come sacerdoti supremi della religione ufficiale romana ed avevano 1'incombenza di ciö che era riservato all'imperatore, quindi anche la funzione di regolare il culto268. La dignità di Pontifex maximus non era un semplice titolo onorifico, perché l'imperatore poteva intervenire negli affari religiosi o nel calendario ancora nel IV secolo. Dunque gli imperatori possedevano una facoltà di regolare con qualsiasi norma la vita religiosa. 267 Divinae institutiones I, 15, 10. 13. 14. 268 H. Rahner, Chiesa e struttura politica nel cristianesimo primitivo, p. 15. Cfr. B. Aland, Pontifex maximus, in DP AC II, coll. 2873. 58