Folia Theologica 18. (2007)

Géza Kuminetz: Il peccato e la riconciliazione nella teologia di Sándor Horváth O.P.

IL PECCATO E LA RICONCILIAZIONE 131 se commettiamo un'offesa, supponendo di non preservare nel pec­cato e vorremmo eliminare quanto offeso al prossimo, alia comuni- tà, al cosmo e a noi stessi riaquistando la pace e il perdono di Dio. Questo ci viene suggerito dalla nosta mente, ovvero il fatto di rí­medre in armonia Tordine delle cose e Tordine tra Dio e 1'uomo. La cima di questo picco è dato dalla seconda riconciliazione, ovvero Laver ricevuto il perdono, 1'indelebile riappacificazione e amicizia. Dato ehe l'uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, sente ehe con il peccato non ha offeso solo se stesso, ma anche la dignitá del prossimo, la comunitá in cui si sente difeso e in cui puö svilupparsi, ma anche Loffesa verso il cosmo, verso Lordine del cosmo e verso colui che costituito il cosmo, ovvero Dio. Per questo il peccatore chiede al prossimo e a Dio di perdonarlo e di liberarlo dai peccati. Non basta solo il fatto di esser perdonato dal prossimo e dalla comunità, ma neccesita del perdono di Dio. Riprendendo le parole di Gesù, ovvero ehe i peccatori chiedano perdono a Dio, for- se incoraggierà di più gli uomini a fare il passo mediante la riconci­liazione. In base a questo puo sperare nel perdono di Dio. Da dove scaturisca nell'uomo la capacità di peccare, è dato dalla libertà ehe viene usata in modo abusivo fin dagli inzi della storia. Di questo, paria Linsegnamento della Chiesa sui peccato originale e sulla trasmissione dei peccato originale. Qui non si paria di una cosa senza valore, ma di un passo molto importante, dove per ogni generazione, significa una tentazione. Accettare o no il mondo crea­to, degnarsi di rispettare e di adorare 1'unico e vero Dio, o ribellarsi con chi ha creato il mondo ponendosi al suo posto. Per ogni uomo è un rischio o una tentazione il fatto di conoscere o meno e di accetta­re o meno LOrdine, il Padrone del Cosmo. Se lo si vede come un concorrente allora non c'è altra via che lottare per vincere il gigan- te. Ma è incomprensibile una simile lotta, anche, perché ne diviene una lotta senza ragione, dato che Dio è moite volte più grande. Ma possiamo dire in altre parole ehe l'uomo ha scelto mediante il pec­cato non l'ordine deli'amore, ma Lordine del male. Se una parte vie­ne dettata dalla nostra mente, l'altra parte ci viene dettata dal passo irrazionale infinito. Allo stesso modo durante gli studi dell'uomo, in anche dire ehe alla fine dei tempi la consapevolezza delle persone singole e delle popolazioni sarà decisiva nell’ordine normativo.

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