Folia Theologica 8. (1997)

Velasio De Paolis C. S.: Cultura della vita o cultura della morte? Ossia diritto della vita o della morte?

30 V. DE PAOLIS V. Vie e proposte del Papa 1. La legislazione della Chiesa I ) In genere Per quanto riguarda la Chiesa, il messaggio biblico ehe essa ha ricevuto è sancito anche con leggi precise: “Sin dai suoi inizi, la tradizione viva della Chiesa- come avverte la Didaché, il più antico scritto cristiano non biblico- ha riproposto in modo categorico il comandamento «non uccidere»: «Vi sono due vie, una della vita e 1’ altra della morte; vi è una grande differenza fra di esse... Secondo precetto della dottrina: Non uccidere... non farai perire il bambino con 1’ aborto né P ucciderai dopo ehe è nato... La via della morte è questa: ...non hanno compassione per il povero, non soffrono con il sofferente, non riconoscono il loro Creatore, uccidono i loro figli e con 1’ aborto fanno perire creature di Dio” (n. 54). 2) La legislazione penale II Papa dopo aver ricordato la dottrina della Chiesa circa la condanna dell’ aborto, richiama anche 1’ aspetto penale della sua legislazione: “La disciplina canonica della Chiesa, fin dai primi secoli, ha colpito con sanzioni penali coloro ehe si macchiavano della colpa dell’ aborto e tale prassi, con pene più o meno gravi, è stata confermata nei vari periodi storici. II Codice di Diritto Canonico dei 1917 comminava la pena della scomunica. Anche la rinnovata legislazione canonica si pone in questa linea quando sancisce ehe «chi procura 1’ aborto ottenendo 1’ effetto incorre nella scomunica latae sententiae», cioè automatica. La scomunica colpisce tutti coloro ehe commettono questo delitto e conoscono la pena, inclusi anche quei complici senza la cui opera esso non sarebbe stato realizzato: con tale reiterata sanzione, la Chiesa addita questo delitto come uno dei più gravi e pericolosi, spingendo cost chi lo commette a ritrovare sollecitamente la strada della conversione. Nella Chiesa, infatti, la pena della scomunica è finalizzata a rendere pienamente consapevoli della gravità di un certo peccato e a favorire quindi un’ adeguata conversione e penitenza” (n. 62).

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