Folia Theologica 5. (1994)
Imre Kocsis: La fine della morte nel rinnovamento escatologico II.
LA FINE DELLA MORTE 191 ra mortale e all’azione dell’”angelo della morte”, il quale prende le sue vittime. Le due concezioni della morte, ehe abbiamo riconosciute nel capitolo 15, vengono collegate fra di loro nel versetto 54 ehe afferma ehe la trasfor- mazione del carattere mortale dell’ uomo costituirà la vittoria sulla Mor- te-potenza. A causa di quçsfo collegamento appare logico ammettere che le due concezioni, a prima vista ben diverse, manifestano due aspetti diversi della stessa realtà: d’una parte il disfacimento del corpo preso dalla terra (15,47), corpo che di natura ha bisogno di un cambiamento radicale per prender parte al regno di Dio (15,37.50.53); d’altra parte la morte spaventosa che innonda orrore e minaccia l’esistenza umana. In base a quanto abbiamo osservato riguardo al breve accenno al peccato nel versetto 56, il peccato come pungiglione della morte non va considerato la causa ultima del disfacimento della composizione „terrena” (%oikoç 15,47), ma il fattore per cui la morte, ehe ognuno deve affrontare, di venta e appare una cosa sostanzialmente negativa, anzi orribile e tremenda, una realtà che è connessa con le diverse forme del male ed è sostenuta dai nemici personali di Dio. San Paolo in ICor. 15 non aveva l’intenzione di proporre un trattato sull’origine della morte. Voleva invece mettere in evidenza ehe la morte con tutti i suoi aspetti scomparirà. Quasi in tutti i passi dove menziona la realtà della morte, allude anche alla sua fine. Dall’esposizione paolina irradia la convinzione ferma ehe né la natura mortale dell’ uomo né la „Morte” concepita come nemico compromittente sono realtà definitive. La natura mortale sarà necessariamente cambiata e trasformata, perché cost ha predisposto Dio, il Creatore (15,53). La Morte-nemico invece sarà „resa inattiva” (15,26) e sarà „ingoiata” (15,54), cioè eliminata una volta per sempre. La risurrezione-trasformazione finale rimedierà tutti gli aspetti negativi che pongono limite alla esistenza umana o la fanno dolorosa e talvolta tragica. Con l’annuncio della scomparsa della morte Tapostok) annuncia — come le apocalissi (Is. 25,8; 4Esd. 8,53; 2Bar. 73,2; Ap. 21,4) — anche la scomparsa di ogni dolore fisico e spirituale. b) L’attività salvifica di Dio e di Cris to (dimensione teologica e cristolo- gica) Tutti i testi apocalittici esaminati, ehe annunciano la fine della morte, la considerano come la conseguenza ultima delTonnipotenza di Dio, Il quale è superiore ad ogni cosa. Nessuna realtà materiale o spirituale puo sta-