Folia Theologica 5. (1994)

Imre Kocsis: La fine della morte nel rinnovamento escatologico II.

188 I. KOCSIS „Se poi Cristo è in voi, il corpo è morto a causa del peccato, ma lo Spi- rito è vita a causa della giustificazione. Or se lo Spirito di Colui che ri- suscitö Gesù dai morti abita in voi, Colui che risuscitö Cristo dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali in forza dello Spirito ehe abita in voi”. L’espressione „il corpo è morto” (to (lev ampa veKpov) è da in­terpretare, a tutta probabilità, nel senso che il corpo soggetto al dominio del peccato (cfr. to acopa tt|ç apapTtaç 6,6; to acopa too -davaToo 7,24) è morto nel battesimo ehe è il segno sacramentale di unione con la morte di Cristo (6,5.8.11). Il cristiano è libero: non è più assoggettato né al peccato (6,6.13) né alla legge inerte in sé (8,2). Proprio per questa li- berazione l’apostolo rende grazié a Dio in 7,24-25 con termini molto si­mili a quelli di ICor. 15,57. La vittoria ehe è cominciata con la liberazi- one dal peccato e che è garantita dalla presenza dello Spirito Santo (8,10), avrà il suo pieno compimento quando saranno vivificati i „corpi mortali” (8,11), cioè quando si realizzerà la risurrezione finale84. In base a ciö ehe abbiamo osservato possiamo riferire il sostantivo vikoç in ICor. 15,57 sia alla liberazione presente dalla legge (Rom.8,2), dal peccato (Rom. 6,11) e naturalmente da ogni nemico che possa ostacolare la realizzazione del piano di Dio (ICor. 15,24), sia alla risurrezione-tras- formazione gloriosa alla fine della storia (ICor. 15,54-55). Sia la vittoria presente che quella futura sono connesse con l’attività vivificatrice di Cristo risorto che, essendo „Spirito datore di vita” (ICor. 15,45b), conti- nuamente ci comunica la sua vita divina per prepararci alla partecipazio- ne piena dopo la risurrezione. 84 Per un'analisi più approfondita di Rom. 8,10-11 rimandiamo a R. PENNA, Lo Spirito di Cristo, 237-263, in particolare 252-254. Un altro esertnpio interes­sante puö essere la pericope già menzionata di 2Cor. 5,1-5. Dopo aver esp­resso il suo desiderio ardente di rivestire ,,1'abitazione celeste" che è il cor­po risuscitato (w. 1-2) per liberarsi della natura mortale (v. 4), l'apostolo aggiunge nel v. 5: „Colui che ci ha preparati per questo è Dio die ci ha dato la caparra dello Spirito". Il dono attuale dello Spirito Santo, che agisce nei cristiani, garantisce (appaßcov cfr. anche 2Cor. 1,22) e prépara il dono finale ehe sarà „la dimora eterna, non costruita da mani, nei deli" (v. 1). Le lettere della prigionia (Col.; Ef.) non ricalcitano di affermare un risurrezione già realizzata dei cristiani. In Col. 3,1 per esempio, leggiamo l'esortazione: „Se dunque siete risorti (auvqyepôriTe) col Cristo, cercate le cose di lassú dove è Cristo assiso alla destra di Dio". La risurrezione già avvenuta, ehe è per altro l'effetto del battesimo (Col. 2,12-13; Ef. 2,5-6), non è perè il dono ulti­mo di Dio. C'è ancora qualcosa da sperare e da aspettare. „Quando Cristo, nostra vita, apparirà, allora anche voi apparirete con lui rivestiti di gloria" (v. 4).

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