Folia Theologica 5. (1994)
Imre Kocsis: La fine della morte nel rinnovamento escatologico II.
LA FINE DELLA MORTE 185 La seconda parte dell’affermazione paolina nel versetto 56 riguarda la re- lazione fra il peccato (cqiocpTtcx) e la legge (vofxoç): „Ia potenza dei peccato è perö la legge”. Il sostantivo ôdvoc|J.iç non è preso dalla citazione. L’enunciazione sulla „potenza dei peccato” continua pero la precisazione dell’apostolo sui fattori che favoriscono che la morte di venti una minae - cia sugli uomini e abbia il sopravvento su di essi. Mentre la relazione stabilita fra la morte e il peccato corrisponde alla concezione generale dei giudaismo contemporaneo a Paolo, il rapporta fra il peccato e la legge se ne differenzia radicalmente. Negli scritti rabbinici la legge appare sempre come una bardera prottetrice contro il peccato77. Paolo invece la présenta corne un aiuto ehe favorisée e facilita la trasgressione. Il termine vopoç appare dunque nel versetto essenzialmente in senso negativo. In quale senso sia la legge „la potenza del peccato”, S. Paolo non lo spiega né in questo brano né nella lettera di cui la pericope fa parte. In altre lettere, come la Lettera ai Galati, ai Filippesi e specialmente quella ai Romani, es- pone più in dettagli la sua concezione sul rapporta peccato-legge. L’argo- mento del nostro lavoro non esige di intraprendere un’analisi più approfon- dita di questa tematica. Ci accontentiamo qui di accennare a Rom. 7,7-8 che esprime nel modo migliore il pensiero paolino: „Che diremo allora? La legge è peccato? Non sia mai detto! Ma io non conobbi peccato se non attraverso la legge: non avrei infatti conosciuto il desiderio passionale se la legge non dicesse: Non desiderare. E il peccato, trovato un punto di appoggio, mediante il comando ha suscitato in me tutti i desideri passionali”. Poiché il V. 56 sembra disturbare il passaggio dalla citazione (v.55) al ringraziamento conclusivo (v. 57), alcuni commentatori hanno ritenuto il versetto una glossa posteriore, fatta in base alla sintesi della lettera ai Romani78. La maggioranza degli esegeti perö non vede alcun motivo valido per escludere il versetto dal brano. Ha infatti una posizione ben collocata di transizione. Rende possibile il passagio dall’annuncio esultante del trionfo finale (vv. 54c. 55) al ringraziamento ehe riguarda anche il presente (v. 57). Possiamo menzionare in questo punto la proposta di E. Schweizer che, ri- ferendosi al versetto 56, interpreta „ogni principato e ogni potestà e po77 Per alcuni esempi cfr. R. MORISETTE, op. cit., 176-181. 78 Cfr. J WEISS, Der erste Korintherbrief, 380; H. LIETZMANN, An die Korinther, 88; H. CONZELMANN, Der erste Brief, 350. L'ultimo autore non esclu- de in modo assoluto l'originalità del versetto.