Folia Theologica et Canonica 3. 25/17 (2014)

SACRA THEOLOGIA - Luis F. Ladaria, Unicita di Cristo e della Chiesa

72 LUIS F. LADARIA morti. Vivificati e radunati nel suo Spirito, come pellegrini andiamo in­contro alla finale perfezione della storia umana, che corrisponde in pieno al disegno del suo amore: “Ricapitolare tutte le cose in Cristo, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef 1.10) (GS 45). Cristo è il centro del disegno divino poiché questo disegno è salvifico ed egli è la salvezza per tutti gli uomini. Egli è il Salvatore, e questo è il senso del nome di Gesù (cfr. Mt 1,21), il nome che corrisponde al Figlio di Dio in quanto uomo. Dal punto di vista cristiano non ha senso parlare di una mediazione salvifica universale soltanto del Figlio eterno, “in quanto tale”, senza prendere in consi­derazione la sua incarnazione. “Caro salutis est cardo”, diceva già Tertulliano5. E Ireneo di Lione si esprimeva in questi termini: E la conoscenza della salvezza era la conoscenza del Figlio di Dio che ve­ramente è ed è chiamato la salvezza (salus), il Salvatore (Salvator) e colui che salva (salutare) [...] È Salvatore perché è il Figlio e il Verbo di Dio; porta la salvezza perché è Spirito [...] È la salvezza (salus) perché è came6. Anche S. Agostino ha sottolineato il significato decisivo dell’umanità di Cristo per la sua azione salvifica7. Eliminare lo “scandalo” del Dio che assume la debolezza della came umana è stata una tentazione tanto forte come quella di eliminare lo “scandalo” della passione e della morte. Infatti il primo è il presupposto del secondo8. Dai doce- tismi antichi si è passato nei tempi recenti all’ipotesi di un’azione salvifica uni­versale del Figlio al margine o “aldilà” della sua incarnazione. Questa avrebbe dato luogo ad un’economia limitata a coloro che hanno conosciuto Gesù, e pot­rebbe e dovrebbe essere completata con altre economie, di più largo raggio anche se di inferiore “intensità”, aventi come punto di riferimento il Figlio eter­5 De res. mort. Vili. 2. 6 Adv. Haer. III. 10,3. Anche S. Ilario di Poitiers, In Mt. 4,4: “Così la sua corporalità e la sua pas­sione sono la volontà di Dio e la salvezza del mondo”. 7 Cfr. De civ. Dei, IX. 15. 8 Tertulliano, de carne Christi V. 1-8: “Cos’è più indigna di Dio o di che cosa si deve vergog­nare di più, di nascere o di morire, di portare la carne o di portare la croce, di essere circonciso o di essere crocifisso, di essere messo in una culla o di essere messo in un sepolcro (...) Non toc­cate l’unica speranza del mondo intero. Perché distruggere la necessaria vergogna della fede? Quel che a Dio non conviene, a me conviene: sono salvo se non sarò confuso a causa del mio Signore (...) E stato crocifisso il Figlio di Dio: non mi vergogno perché c’è da vergognarsi. E morto il Figlio di Dio: è credibile perché da non credersi (...) Ma tale cose come potranno esse­re vere in Cristo se Cristo stesso non è stato vero, se non ha avuto veramente in sé quello che av­rebbe potuto essere appeso alla croce, morto, sepolto e risorto (...). E così l’origine della sua duplice sostanza ce lo mostra uomo e Dio, nato e non nato, carnale e spirituale, debole e fortissi­mo, morente e vivente (...) Perché dimezzi Cristo con la menzogna? Tutto intero fu verità”.

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