Folia Theologica et Canonica 3. 25/17 (2014)
SACRA THEOLOGIA - Luis F. Ladaria, Unicita di Cristo e della Chiesa
UNICITÀ DI CRISTO E DELLA CHIESA 73 no’. Come, ci si domanda, potrebbe un uomo, necessariamente limitato, abbracciare la totalità di Dio e rivelarlo in tutta la sua grandezza? Non è anche l’umanità di Gesù limitata, pur essendo l’umanità del Figlio? Non sarebbe più coerente riconoscere che ad una meta così alta non ci si può arrivare per un solo cammino?9 10 Sono tentativi che cercano di ovviare uno dei punti nucleari della fede cristiana, che d’altra parte significa la speranza per tutta l’umanità. Il Figlio di Dio ha assunto l’umanità nella sua persona, nella sua umanità ha sofferto ed è morto per noi e in essa è risorto per dare a tutti la possibilità di entrare nella vita di Dio. Vale sempre la pena ricordare il testo ben conosciuto del Sinodo di Quiercy dell’anno 853: “Come non c’è, non c’è stato e non ci sarà un uomo la cui natura non sia stata assunta in lui, così non c’è, non c’è stato né ci sarà un uomo per il quale Gesù Cristo non abbia sofferto” (DH 624). Il Sinodo ha ripreso l’antico insegnamento patristico dell’unione di Cristo con tutta l’umanità, fondamentale per capire l’efficacia salvifica universale della sua morte e risurrezione. Il Concilio Vaticano II si è fatto eco di questo insegnamento: “Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noir fuorché nel peccato” (GS 22). Gesù Cristo, il Figlio incarnato, è il centro del disegno salvifico del Padre. Un disegno concepito fin dall’eternità, prima della creazione, e realizzato fin dal primo istante con la mediazione del Figlio che si doveva incarnare. La mediazione nella creazione e la mediazione nella salvezza, pur con le necessarie distinzioni, si trovano in intima relazione, perché di fatto non c’è stata un’altra creazione se non quella che doveva trovare in Cristo la sua pienezza. Sia H.U. von Balthasar che K. Rahner hanno parlato della creazione come “grammatica” dell’incarnazione11, la grammatica cioè che Dio liberamente stabilisce per potersi esprimere, in un modo ancora infinitamente più libero, nella sua Parola sussistente in eterno e diventata uomo per noi. 9 Cfr. C. Dottrina della Fede, Dich. Dominus Iesus, 9-11. 10 Relatio Symmachipraefecti urbis Romae (anno 384) 10 (CSEL 83/3,27): Aequum est quicquid omnes colunt unum putari. Eadem spectamus astra, commune caelum est, idem nos mundus in- volvit; quid interest qua quisque prudentia verum requirat. Uno itinere non potest perveniri ad tam grande mysterium. 11 Cfr. von Balthasar, H. U., Theologikll. Wahrheit Gottes, Einsiedeln 1985. 73,76. Rahner, K., Grundkurs des Glaubens. Einführung in den Begriff des Christentums, Freiburg-Basel-Wien 1976. 220-225.