Folia Theologica et Canonica 3. 25/17 (2014)

SACRA THEOLOGIA - Luis F. Ladaria, Unicita di Cristo e della Chiesa

UNICITÀ DI CRISTO E DELLA CHIESA 71 suo sangue (.(Ap 1,5; 5,9). Non c’è salvezza se non in Cristo, “non vi è in­fatti sotto il cielo altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi sia­mo salvati” (At 4,14). Dio ha inviato il suo Figlio nel mondo perché questo si salvi per mezzo di lui (cfr. Gv 3,16). L’unicità e l’esclusività della mediazione di Cristo sono state esplicitate nel Nuovo Testamento in molteplici occasioni; forse la più chiara la troviamo in 1 Tm 2,3-6: “(...) Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (cfr. anche 4,10; Eb 8,6; 9,15; 12,24). L’azio­ne salvifica di Cristo nella sua morte e risurrezione, realizzata una volta per tut­te, ha valore in eterno (cfr. Eb 7,27; 9,12; 10,10). Con essa cambia il corso della storia. La tradizione cristiana non ha mai preso in considerazione la possibilità di una figura salvifica che si potesse collocare allo stesso livello di Cristo e po­tesse oscurare la sua mediazione unica e universale. In questa stessa scia il magistero recente, in formule molto sfumate, ci ha parlato di “mediazioni par­tecipate”, che hanno soltanto il loro senso all’interno della mediazione unica di Gesù Cristo e che non possono essere mai considerate in concorrenza con essa4. Si afferma così d’una parte il ruolo unico di Cristo, e dall’altra che il suo influs­so salvifico può arrivare a tutti per diverse vie. Il ruolo centrale di Cristo si fonda sull’evento dell’incarnazione, evento unico e irrepetibile, nel quale Dio si inserisce nella nostra storia. D’una parte il Figlio di Dio condivide la nostra condizione e vive e muore come uno di noi, d’altra parte però introduce nella storia umana un elemento trascendente; la storia di Gesù è la storia di Dio in mezzo a noi, e questo fatto dà un senso unitario a un percorso di singoli eventi che in se stesso sarebbe ambiguo e aperto sempre a nuovi sviluppi. Con lo sguardo nell’incarnazione e in tutta la vita possiamo con­siderare la storia come finalizzata all’adempimento che è già realtà nel Cristo ri­sorto e del quale abbiamo già la primizia e la caparra. Il Concilio Vaticano II ha riassunto diversi temi della Scrittura e della tradizione in un significativo testo: Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, si è fatto egli stes­so came, per operare, lui, perfetto uomo, la salvezza di tutti e la ricapitola­zione universale. Il Signore è il fine della storia umana, “il punto focale dei desideri della storia e della civiltà”, il centro del genere umano, la gioia di ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni (cfr. Paolo VI, allocuzione del 3 febbraio 1965). Egli è colui che il Padre ha risuscitato da morte, ha esaltato e collocato alla sua destra, costituendolo giudice dei vivi e dei 4 Cfr. C. Dottrina della Fede, Dich. Dominus lesus 14 che a sua volta rimanda alla Cost. dogm. Lumen gentium, 62, del Concilio Vaticano II, e Iohannes Paulus II, Enc. Redemptoris missio, 5.

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