Folia Theologica et Canonica 1. 23/15 (2012)
IUS CANONICUM - Géza Kuminetz, Alcune osservazioni sulla vocazione, sulsacerdozio e sulla formazione al sacerdozio
ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA VOCAZIONE SUL SACERDOZIO... 253 spaventa o incute paura.11 3) II sacerdote deve diventare in un certo senso anche un’asceta, altrimenti non sarà capace di compiere in modo retto la sua vocazio- ne perché le sue passioni atipiche e le sue inclinazioni lo allontaneranno dall’esercizio della sua vocazione e dalla sua autenticità. Senza la devozione, ehe è la radice, rimangono solo lo zelo e la disciplina ehe si possono disseccar- si.12 Senza il regimen sui non sarà féconda la vocazione perché sine disciplina gratia raro efficax. In tutta questa vita ardua che cosa puö offrire in cambio la carriera ecclesiastica, cioè la vita sacerdotale esercitata ali’interno e a favore della Chiesa? Inan- zitutto questo stato di vita assicura una sussistenza convenevole e sicura, ma solo per questo motivo assumere tale vocazione sarebbe immorale e per questo motivo deve essere impedita. (Cur veniste amice? Propter esum aut propter Je- sum?). In seguito, la carriera ecclesiastica apre infinite possibilité. Per un sacerdote si apre un campo illimitato per ogni valore, talento e capacité: si puo vivere sia una vita attiva, sia una vita contemplativa; si puö impegnarsi sia nel custodire fedelmente la tradizione, sia nel trovare tesori completamente nuovi. C’è posto sia per i grandi e sia per i piccoli. Anche la Chiesa ha bisogno di geni creativi. Ed i migliori diventano santi, teologi, dottori e organizzatori della Chiesa. Non affermo riformatori perché la parola più giusta sarebbe forse al posto di riformatori: rinnovatori. Non sono veri amici di Cristo e della Chiesa coloro che diventano avvocati del système des médiocritées. Ma il dono più prezioso per i sacerdoti fedeli non è altro ehe l’amicizia e la fiducia di Cristo ehe si manifesta nello slancio e neU’ottimismo rinnovato e costante dell’amore puro, nella giovinezza duratura dell’animo. La sorgente di forza dell’attività sacerdotale è l’autentica vita spirituale. Le basi principali di questa vita spirituale sono: l’energia e il dinamismo, la sa- pienza e l’intimité che presuppongono l’uno e l’altro. L’intimité non è una semplice emozione ma si orienta verso la dura realtà della vérité e sta a servizio dell’energia. Ci sono tre dualismi ehe mettono in pericolo la vita spirituale armoniosa dei sacerdote: 1) il dualismo tra la vita contemplativa e attiva, 2) il dualismo tra la vita esteriore e interiore e 3) il dualismo tra la natura e grazia. Anche oggi, tali tensioni squarciano la vita sacerdotale. II loro superamento consiste in una lotta costante. Ed ecco il risultato: l’equilibrio. Troviamo la nostra strada degli idea- li attraverso l’aiuto della contemplazione. Anche l’attività sacerdotale non deve staccarsi dalla radice della vérité contemplata e dall’intimità dell’amore. L’at- teggiamento esteriore del sacerdote deve essere lo specchio dei suo interiore. Per quanto riguarda il dualismo tra la natura e grazia: con un lavoro assiduo, tenace ed umile bisogna cominciare a definire tutte le nostre inclinazioni naturali, 11 Cfr. Schütz, A., Eszmék és eszmények, 70. 12 Cfr. Schütz, A., Eszmék és eszmények, 70.