Folia Canonica 5. (2002)
PROCEEDINGS OF THE INTERNATIONAL CONFERENCE "Tra Chiesa universale e Chiesa particolare", Budapest, 2nd February 2002 - Adriano Garuti: Origine e natura dei patriarcati
250 ADRIANO GARUTI aventi giurisdizione suprametropolitana, con il riconoscimento ufficiale del Concilio di Nicea (325), il quale tuttavia non fece ehe ratificare una realtà già da tempo esistente.4 Inoltre in tale Concilio non sono ancora ben determinati non solo i privilegi delle singole sedi, ma neppure i loro territori di giurisdizione. Ciô avverrà gradualmente nel corso dei secoli IV e V, specie ad opera dei Concili di Costantinopoli (381) e di Calcedonia (451), finché l’istituto patriarcale non verra ratificato dalla legislazione di Giustiniano. Lo stesso titolo di Patriarca, ehe già si trova verso la meta del secolo V, appare ufficialmente per la prima volta con il medesimo imperatore. L’organizzazione della Chiesa in patriarcati è, dunque, una caratteristica esclu- siva dell’Oriente, ehe non coinvolge la struttura ecclesiastica occidentale. Roma è estranea alla sua costituzione e al suo sviluppo.5 Infatti il Concilio di Nicea - che pure non ha ancora presente la struttura propriamente patriarcale — è preoccupato di stabilire l’ordinamento ecclesiastico dell’Oriente. Cosi pure i canoni del Co- stantinopolitano I, nella stessa intenzione degli autori, riguardano solo l’Oriente e non sono mai stati considerati, in Occidente, come espressione della struttura della Chiesa universale.6 Anche al Concilio di Calcedonia, ove fa istituito defïnitiva- mente il regime patriarcale nell’Oriente, non ci si preoccupava tanto dei rapporti tra Roma e la nuo va capitale deli’impero, quanto dei rango di Costantinopoli ri- spetto alie altre Chiese nelFambito delle diocesi delPAsia e dei Ponto.7 4 Concilio di Nicea, can. 6: “Antiqua consuetudo servetur per Aegyptum, Lybiam et Penta- polim ita ut Alexandrinus episcopus horum omnium habeat potestatem, quia et urbis Romae episcopo parilis mos est. Similiter autem et apud Antiochiam, ceterasque provincias sua privilegia serventur ecclesiis”. Circa le varianti dei testo e le relative interpretazioni cf. R. Vancourt, Patriarcats, in Dictionnaire de théologie catholique, A. VACANT - A. Amman (par), vol. XI, Paris 1932, 2253—2255. Cf. anche Maxime de Sardes, Le Patriarcat oecuménique dans l'Eglise orthodoxe, Paris 1975,71—76; P. L’Huillier, Ecclesiology in the Canons of thefirst Ni- cene Council, in St. Vladimir 's Theological Quartarly 27 ( 1983) 119-31. 5 L. Laham, Le patriarcat d'Antioche au premier millénaire, in I patriarcati orientali (nt. 3), 123 : “Mais le pouvoir patriarcal est le fruit d’une évolution intérieure - religieuse et civile - qui se développa par le moyen des conciles et fut sanctionnée par la législation civile. Rome est étrangère a la genèse comme au développement - à l’extension ou à la restriction - de ce pouvoir”. 6 A. DE Halleux, Le II concile oecuménique, in Cristianesimo nella storia 3 ( 1983) 326: “L’ecclésiologie de l’Occident a connu d’autres développements, bien differents de la constitution patriarcale... En d’autres termes, les canons de Constantinople, que leurs auteurs ne destinaient qu’à l’Orient, n’ont jamais eu à être reçus en Occident comme une expression de la structure de l’Eglise universelle”. Cf. S. Horn, Petrou Kathedra. Der Bischof von Rom und die Synoden von Ephesus (449) und Chalcedon, Paderborn 1982,233-238; E. Melia, La Pen- tarchia, inIstina 32 (1987) 343. 7 Maxime de Sardes, Le patriarcat (nt. 4), 76: “L’histoire du titre d’Exarque connut une seconde periode à partir du moment où fut crée en Orient l’institution patriarcale, c’est-à-dire l’époque du quatrième Concile oecuménique”. Cf. A. DE Halleux, Le décret Chalcedonien sur les prerogatives de la nouvelle Rome, in Ephemerides theologicae Lovanienses 64 (1988) 288-289.