Folia Canonica 5. (2002)
PROCEEDINGS OF THE INTERNATIONAL CONFERENCE "Tra Chiesa universale e Chiesa particolare", Budapest, 2nd February 2002 - Adriano Garuti: Origine e natura dei patriarcati
ORIGINE E NATURA DEI PATRIARCATI 251 D’altronde quei concili riflettevano la “differenza originaria” manifestatasi fin dai primi secoli fra Oriente e Occidente, ehe si esplicava soprattutto nella diversa concezione della Chiesa e della sua organizzazione. Infatti, in Occidente e particolarmente a Roma fin dagli inizi della Chiesa era viva, seppure in forma embrionale, la coscienza del primato dei Vescovo di Roma.8 Tale primato non è semplicemente di onore, ma “è situato nell’ordine della giurisdizione”,9 e comporta una sollecitudine dei Vescovo di Roma verso tutte le comunità della cristia- nità, e non soltanto verso quelle italiana e occidentali, con una conseguente posi- zione giurisdizionale unica in rapporto all’episcopato universale.10 L’ecclesiologia orientale, invece, impostata su una visione eucaristica della Chiesa, pone maggiormente l’accento sulla realtà della Chiesa locale caratteriz- zata da una propria autonómia. Stante la fondamentale uguaglianza di tutte le Chiese locali, in ciascuna delle quali si realizza la Chiesa nella sua totalité, un “dato primario” nella coscienza orientale è che la Chiesa è costituita da una mol- teplicità di Chiese locali. L’unica forma di organizzazione ecclesiastica è appun- to quella dei raggruppamento attomo alie Chiese principali, ehe diede poi vita ai patriarcati.11 Dalla breve indagine storica effettuata risulta evidente l’origine orientale del titolo di Patriarca d’Occidente, come dei resto di origine orientale è lo stesso isti- tuto patriarcale. 8 Cf. M. Guerra Gomez, El primado del Papa respecto de los obispos en los tres primeros sighs del cristianismo, in Episcopale munus Assen 1982,474,488-491. Tale coscienza si svilupperà gradualmente nel sec. IV, ad opera soprattutto dei Papi Giulio I e Damaso, finché in occasione del concilio di Efeso non si avrà la prima affermazione solenne del primato papale da parte di Roma, e con Papa Leone I il processo di riflessione sulla natura del primato non rag- giungerà la sua massima espressione: cf. P. BATIFFOL, Le Siège Apostolique Paris 1924, 417ss; G. Dejaifve, La papauté, problème oecuménique, in Nouvelle revue théologique 102 (1980) 239-240; Horn, Petrou Kathedra (nt. 6), 27,29, 48; W. Twomey, Apostolikos Thronos Münster 1982,409,564; H. Sieben, Il rapporto ira concilio e papafino alla metà del V.seco lo, in Concilium 19 (1983) 1054. 9 Y. Spiteris, La Critica Bizantina del primato romano nel XII secolo (Orientalia Christiana Analecta 208), Roma 1979,18. E’ naturale che anche a questo riguardo si assista ad un crescente sviluppo nella stessa visione occidentale. In un primo momento il ruolo della sede di Pietro è visto soprattutto in funzione di conservare la comunione universale e la costituzione apostolica della Chiesa e di assicurare l’applicazione della legge divina, specie nei giudizi dei vescovi. E indubbiamente nei primi secoli il Papa non esercitava la sua autorità con la stessa ampiezza e con la centralizzazione con cui la esercitô in seguito. Tuttavia taluni suoi interventi attestano già nei primi secoli una autorità efficace, con potestà coercitiva e penale, fondata sulfautorità dell’apostolo Pietro: cf. M. Guerra Gomez, Los nombres del Papa, Burgos 1982,106-125; Id., El primado (nt. 8), 247; W. DE Vries, Ortodossia e cattolicesimo, Brescia 1983,35; Twomey, Apostolikos Thronos (nt. 8), 73, 93,420, 498, 565. 10 Cf. Guerra Gomez, Los nombres (nt. 9), 117; Twomey, Apostolikos Thronos (nt. 8), 474,478, 540, 552. 11 Cf. de Vries, Ortodossia (nt. 9), 23-27.