Tátrai Vilmos szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 94. (Budapest, 2001)

SZIGETHI, ÁGNES: Francesco Catanio a Budapest

composizione di Guido Reni il cui ricordo affiora nel pensiero di Catanio. Si tratta della composizione che rappresenta l'incontro di Davide e Abigail di cui, oltre alle copie sono note anche due varianti molto simili. 21 Il particolare molto simile del qua­dro di Guido Reni è il gruppo di guerrieri con elmo, collocati nel fondo (fig. 61), i quali pure stanno troppo aridosso uno all'altro, invece di suscitare l'illusione dello spazio la raffigurazione è piuttosto piana. L'insieme dei guerrieri raffigurati sul lato destro del fondo del trionfo di Davide, con la medesima funzione e le forme molto somiglianti della prima figura del gruppo, evocano chiaramente questo dettaglio della composizio­ne di Guido Reni. È ben difficile stabilire quale fosse la variante conosciuta dal Catanio, è sicuro perö che non potesse essere quella che si trova a Budapest che già nel 1615 era a Norimberga, mentre il Catanio fu attivo nella bottega di Guido Reni fra il 1625 ed il 1627, sempreché possiamo fidarci della notizia fornitaci da Baruffaldi. La trasposizione di questo parti­colare, perö, non permette di trarre conclusioni troppo avanzate, fermo restante, co­munque, che le affinità non si esauriscono qui: il Davide di Catanio - ancorchè un po' più anziano - rievoca il paggio della composizione di Reni. Le figure monumentali che coprono tutto lo spazio, cioè il rapporto tra le figure e Tambiente - caratteristica questa che poi, nelle opere ulteriori di Catanio, subira una notevole modifica - pur essendo un carattere deducibile da Ludovico Carracci, richiama le composizioni del Reni. La figu­ra principale, il cui carattere evoca i personaggi rozzi e plebei di Spada e di Cavedoni. il Davide colossale, dal passo pesante, con sulla spalla l'énorme testa appesa alla spada di Golia, richiama, nella composizione, un'incisione (fig. 62), 22 che ovviamente gli servi da modello, di un suo contemporaneo, Giuseppe Caletti, noto oltre che per le poche pitture, principalmente per le sue incisioni e i falsi. Il Davide di Catanio si di­stingue da quello dell'acquaforte, simile ad uno gnomo, principalmente nel tipo della testa e del volto, che evocano piuttosto le tipologie di Ludovico Carracci, per esempio i profili degli angeli che compaiono sul dipinto raffigurante Abramo con tre angeli (Bologna, Pinacoteca Nazionale) 23 o il San Martino del Duomo di Piacenza. 24 Baruffaldi commenta anche in generale i viaggi di Catanio: "... il suo genio lo porto ancora ad avanzarsi; per questo fine intraprese quantunque avanzato in età alquanti viaggi per varie città e provincie, fermandosi nelle più famose gallerie, e introducendo­si per diletto nelle stanze de più rinomati pittori per vederé non solo ma per apprendere eziandio i migliori modi imitabili e cosi rendersi anch'esso immortale." 25 Non essen­do in ogni caso affidabili le informazioni di Baruffaldi per quel che riguarda la crono­logia, è probabile che fece simili viaggi non solo in età avanzata. Che egli sia stato a Piacenza lo rivelano non solo le reminiscenze del San Martino di Ludovico, ma anche I' influenza, a mio avviso inconfondibile, della composizione di Camillo Procaccini 21 Loir, N.S.. Guido Reni: David und Abigail, in Italienische Kunst aus der Sammlung des Fürstenhauses Esterházy, Frankfurt am Main 2000, p. 232, N° 63. 22 Riccomini, op. cit. p. 46, N° 93. 23 La pittura emiliana del '600 (a cura di Cera, A.) Milano 1982, p. 19. 24 Ludovico Carracci. Bologna 1993, p. 151, N° 69. 25 Baruffaldi. op. cit. (n. 7.) p. 226.

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