Tátrai Vilmos szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 92-93.(Budapest, 2000)

TÁTRAI, VILMOS: Un nuovo acquisto: la Sacra Conversazione di Ippolito Scarsella

UN NUOVO ACQUISTO: LA SACRA CONVERSAZIONE DI IPPOLITO SCARSELLA Mi ha regalato la gioia delle piccole scoperte la qui riprodotta composizione di piccole dimensioni (fig. 73), dipinta su rame, uno dei quadri ceduti all'ultima asta della Galleria Nagyházi dello scorso anno. Sebbene non sia firmato, anche senza un'appro­fondita analisi stilistica, mi è stato evidente che l'autore non potesse essere altri che il pittore ferrarese chiamato lo Scarsellino: Ippolito Scarsella. II catalogo dell'asta forni­va già questa mia attribuzione del dipinto e il Museo è riuscito ad assicurarselo al­l'asta. 1 I miéi colleghi László Lengyel e Zoltán Kovács si erano resi conto già in pre­cedenza che non si trattava di un quadro di provenienza qualsiasi. A loro era famigliare la gráfia che segnava il n. 138 sul retro del dipinto e, infatti, nell'inventario della Colle­zione Esterházy del 1820, in corrispondenza di quel numero era stato annotato: «F. Barrozzio: Maria mit dem Jesuskinde, der hl. Marcus und Augustinus. K 11" -1' 1 "», vale a dire che la Sacra Conversazione con l'attribuzione a Federico Barocci apparte­neva alia Collezione Esterházy. 2 Simon Meiler, compilando la storia della pinacoteca principesca, evidenziö nell'inventario anche quali opere e con quale numero d'archi­vio erano andate, nel 1871, alia Pinacoteca Nazionale e da li al Museo di Belle Arti, e quali, scartate, erano passate al castello di Pottendorf. II quadro dello Scarsellino ap­partiene alia prima categoria, con il numero di inventario 619, come indicato da Gábor Térey nel registro del 1906, 3 e da János Peregriny nell'inventario del fondo del 1909. 4 Come dipinto di pittore veneziano anonimo non degno di comparire in mostra perma­nente, fu custodito nel deposito della Pinacoteca fino al 21 ottobre del 1940, quando ­come si rileva nell'inventario del Museo - con l'approvazione del consiglio di direzio­ne - «fu ceduto in cambio di una statua lignea di proprietà di Aurél Dobay». Per casua­le coincidenza il dipinto venne fuori mentre un altro quadro proveniente anch'esso dalla Collezione Esterházy, Le none di Cana di Giorgio Vasari, scomparso durante la Seconda guerra mondiale, esportato di contrabbando negli anni Sessanta, venne resti­tuito dal governo canadese al Museo di Belle Arti. 1 Galleria e Casa a"Asta Nagyházi, 42° Asta di Pittura, 30 novembre - I dicembre 1999, Budapest 1999, n° 24, olio su rame. 28x35 cm. 2 Melier, S., Az Esterházy Képtár története, Budapest 1915, p. 203. 3 Térey, G., A Szépművészeti Múzeum Régi Képtárának leíró lajstroma, Budapest 1906, p. 405. L'at­tribuzione a Barocci qui viene già sostituita da un'ascrizione molto più vicina alla realtà storico-artistica: nell'elenco dei dipinti collocati nel deposito figura come opera di un pittore veneziano del primo Seicento. 4 Peregriny, L, Az Országos Magyar Szépművészeti Múzeum állagai, I rész., Budapest 1909, pp. 291— 292: «Pittore veneziano del XVII sec».

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