Tátrai Vilmos szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 82. (Budapest, 1995)

ANDREADE MARCHI: Un punto fermo per Angelo Zoppo padovano "ignobile pittore"

Crocifissione che il Brandolese descrive e commenda - "vi sono délie teste bellissime tratte dal vero (...) mostra partire dalla scuola dello Squarcione" 18 - è dunque un'altra, la stessa studiata attentamente dal Cavalcaselle 11 ' e purtroppo andata perduta con lo smantellamento del Refettorio vecchio. Dallo schizzo che ne trasse il Cavalcaselle (fig. 42) è infatti chiaro che è un'altra Crocifissione da quella superstite per lacerti: organizzata in verticale presentava il solo Cristo fiancheggiato dalla Vergine e da San Giovanni dolenti, a figura intera, con un gruppo di raccomandati ai piedi della prima. Il Cavalcaselle del resto non potè vedere la Crocifissione del Refettorio di osservanza: fu infatti scialbata nel periodo in cui il monastero venne adibito a caserma (dal 1826-28 al 1866), sotto il governo austriaco, ed allora il vasto ambiente venne diviso da un solaio la cui traccia spezza l'affresco poco sopra le ginocchia di Cristo. La superficie intorno ai due ladroni - quello di sinistra ancora visibile per intero - è delimitata e caratterizzata da una maggiore opacità, forse addebitabile a tentativi di strappo rimasti senza esito. Lo stesso approdo a Vienna e poi a Budapest del frammento coi dolenti fa pensare che sia stato strappato al tempo dell'occupazione da parte délie autorità austro-ungariche. Probabilmente i frammenti rivennero in luce quando il Refettorio passô in mano dei militari. Al tempo del Rossetti e del Brandolese non dovevano essere visibili (o comunque ben visibili), perché fin dal primo Cinquecento la stessa parete era stata impegnata âalY Ultima Cena del Romanino. Nel contratto del 30 aprile 1513 il pittore bresciano promette infatti di "far uno cenaculo nel (...) refectorio, in uno tellar de tella, de la grandeza quanto è la fazà de dicto refectorio, dove è depento el Crucifixo". 21 ' 18 Brandolese, loc.cit. (n.14). 19 II Cavalcaselle ricorda ncl monastero di Santa Giustina i frammenti di teste da una Crocifis­sione, di cui a n.3(), "wich may have been that painted by Agnolo Zoto in 1489 [opinionc adottata poi da Arslan, W., Inventario degli oggetti, d'arte in Italia. Provincia di Padova. Coinune di Padova, Roma 1936, pp. 123-26], though wc still sec a Crucifixion in the old refectory wich fully justifies (in grimace, coarse vulgarity, and defective art) the opinion of the Anonimo [i.e. Marcantonio Michicl] that Zoto, if he be the painter of it, was an "ignobile pittorc" (Crowe, J.A. - Cavalcaselle, G.B., A History of Painting in North Italy II, London 1912, p.64). Uno schizzo da qucst'altra Crocifissione c nei suoi taccuini (Vcnczia, Bibliotcca Marciana, Cod. marc. It. IV 2031 = 122272, fasc. 6), cvidcntcmcntc tratto da altra opera che quella al fondo del Refettorio da magro (la precisazionc è dovuta a Lucco, op.cit. (II Quattrocento..., n.9), p. 130, nota 137, c fig. 155, dietro scgnalazionc di Alberta Dc Nicole Salmazo). Che talc affresco stesse nella "stanza vicina alia cucina" citata dal Brandolese (per la cui ubicazionc vedi supra n.14), puô cssere confermato da una succinta descrizione dell' amministratorc Giuseppe Pivctta, rcdatta ncl 1821 (Stato consegnativo del locale di S. Giustina di Padova ... destinato per Casa degli Invalidi Militari, Padova, Archivio di Stato, fondo Pivctta, filza 68, fasc. 1251, nr. IVA), che ricorda, di fila dopo il Refettorio e il vestibolo con la vasca di marmo, la cucina c una stanza "in suolo di cotto, ciclo a volta reale, nella quale trovasi una pittura a fresco di sommo prcgio". 211 Sartori, op.cit. (Regcsto..., n.7) p. 435. Lc dimensioni ingenti úcW Ultima Cena di Romanino (318 X 412 cm) dovevano occupare gran parte dclla parcte di fondo del Refettorio (larga 9,15 m; contro una lunghczza di 39, 40 m), sovrapponendosi cosi all' affresco del 1489. Gcrvasi, M., Relationi istoriche della Chiesa, e Monastero di S. Giustina di Padoa: dalla sua prima Origine sino al tempo présente 11699], Bibliotcca Civica, Padova, ms. BP 373, p. 155, la descrive appunto sulla parcte di fondo: il Refettorio di osservanza "è un vano nobile c capacc ncl quale possono capirc 150 monaci con un volto nuovamcntc fabricato con duplicate catcne di ferro, molto lucido, ct nel prospetto vi c dipinto dal Tiziano la Cenna (sic) di Christo con i Apostoli" (la sottolincatura c mia). E da cscludcrc che fosse sistcmata sulla parcte d'ingrcsso (come per Attardi, op.cit. (n.17 p. 113), perche l'altezza dell'arco di acccsso non lo consente (anchc tenendo conto che la volta attualc venne rifatta dopo il crollo di quella précédente, poco prima del 29 marzo 1692 (Sartori, op.cit. p. 459), interferendo col fregio dipinto, che presupponc una copertura leggermente più alta). Non è allora una coincidenza che proprio subito dopo il trasferimento ûcWUltima Cena sull'altarc dclla cappella del Vcscovado (1820-21), ncl 1821, il Pivctta, op.cit. (n.19), menzioni l'af­fresco, probabilmente appena ricmcrso: ncl Refettorio "trovasi 22 bastoni di ferro (...) ed una pittura a fresco di molto prcgio".

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