Tátrai Vilmos szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 80-81. (Budapest, 1994)
BORA, GIULIO: Contributo ai disegni lombardi del Museo di Belle Arti. Aggiunte al North Italian Drawings di Iván Fenyő
questi ultimi - come si puö ricostruire da un disegno di bottega dedotto da un modello del maestro e conservato al Victoria and Albert Museum 1 * - visti come figure ignude nell'atto di scagliare le armi contro i nemici sottostanti: le due monumentali figure del disegno di Budapest potrebbero a buon diritto rappresentare altrettanti giganti colti nell'atto di difendersi (quello di sinistra con lo scudo levato) o di attaccare (quello di destra con l'arma brandita al di sopra del capo) e costituire forse la traccia per una ricostruzione di quella composizione perduta. II linguaggio del Pordenone ebbe larga e immediata risonanza presso la cultura figurativa cremonese alia conclusione del suo ciclo affrescato sulla navata del Duomo (1520-21), sollecitandola verso forme di più complessa e dinamica organizzazione compositiva e innestandosi sulla linea di esuberante colorismo di ascendenza romaniniana. Alcune opere cremonesi riflettenti in parte tali caratteri e databili al terzo e all'inizio del quarto decennio sono state oggetto recentemente di controverse proposte attributive, ponendo al centra la figura di Altobello Melone. Un disegno a sanguigna del Museo di Budapest (fig. 66) con gioco di putti 9 potrebbe appartenere a una fase della sua produzione legata in qualche modo ancora all'arte di Romanino: in mancanza di riscontri precisi e tenendo conto di un 'corpus' grafico dell'artista cremonese tuttora problematico, 10 un riferimento a lui troverebbe riscontro nelle caratteristiche abbreviature di definizione tipologica dei volti e dei corpi, redatte con segno essenziale teso a suggerire i valori coloristici e chiaroscurali. Un altro foglio della stessa collezione di poco più tardo e che rappresenta su due fasce sovrapposte una lotta di putti, certamente destinato a un fregio affrescato," rientra nel medesimo ambito culturale cremonese (simili fregi verranno prodotti a profusione per tutto il Cinquecento in quella città padana) e sembra accostabile a una série di opere recentemente ricondotta all'attività tarda di Altobello Melone (fig.67). 12 La critica, a proposito di queste ultime, non è concorde, e ha avanzato anche il nome di un artista a tutt'oggi non identificato e che doveva aver svolto un ruolo importante nell'ambito della cultura cremonese della prima meta del Cinquecento prima di trasferirsi in Fiandra tanto da essere 8 Cf. Cohen, Ch. E., The Drawings of Giovanni Antonio da Pordenone, Firenze 1980, 85-86, figg.86, 89; Furlan, C, Il Pordenone, Milano 1988, 207-11, 284-85. 9 Inv. K 69.1 ; sanguigna; mm. 174 x 159. 10 Per una ricognizione di un suo possibile catalogo dei disegni cf. il mio contributo in / Campi e la cultura figurativa cremonese del Cinquecento, Milano 1985, nn.2.4. 1-2.4.2; il successivo 2.4.3 (la 'Lotta di putti con serpenti' degli Uffizi associabile a un nucleo omogeneo) è stato da me successivamente ricondotto a un altro artista romaniniano degli stessi anni, Callisto Piazza, in seguito al riscontro con le invenzioni del fregio dell'Incoronata di Lodi, in / Piazza da Lodi. Una tradizione dipittori nel Cinquecento, a cura di G.C. Sciolla, Milano 1989, p. 240, Ultimamente M. Tanzi ha voluto riconfermare per quest'ultimo gruppo una vecchia proposta di attribuzione a Lattanzio Gambara con il quale non ha in realtà alcun rapporto (in Lattanzio Gambara nel Duomo di Parma, Torino 1991, p.22). 11 Inv. K. 58.1230; penna e acquerello bistro, biacca ossidata su carta preparata; mm. 170 x 240. Già attribuito al Pordenone, è stato riferito al Gambara da L. Zentai. 12 Tanzi, M., Riflessioni sull'attività di Altobello Melone dopo il 1520, Annali della Biblioteca statale e Libreria civica di Cremona 37, 1 (1987) 97-107. La comparsa sul mercato antiquario londinese della tavola con 'San Damiano' datata 1529 e del tutto simile nel linguaggio aile opere sicure di Altobello ha indotto F. Frangi a escludere dal catalogo dell'artista quel nucleo omogeneo di dipinti ricordato dal Tanzi. Frangi, F., in Pittura a Cremona dal Romanico al Settecento, a cura di M. Gregori, Milano 1990, p.251).