Varga Edith szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 76. (Budapest, 1992)

CARLONI, PAOLO—GRASSO, MONICA: Due ritratti di Anton Francesco Doni dipinti da Tintoretto

Tanto più è confermata questa familiarità e consuetudine di rapporti in questi anni dal seguente riferimento al fratello di Tintoretto, Domenico, negli Inferni del Doni del 1553: « Io ho degli amici, che sono nella loro arte perfetti, niente di manco non sono stati conosciuti, e quando son partiti dai luoghi dove non erano apprezzati, e che, in altre parti del mondo si son fatti conoscere, e mostrato quanto che vaglino : gli huomini che hanno fatto tal perdita si son doluti, e hanno tardi conosciuto il lor valore. Il Gentilissimo Giovane M. Domenico de Robusti Tintoretto è uno de questi; hora Mantoa lo gode, con invidia, dispiacere, e danno de chi non lo conobbe. » 15 II fatto che Doni, subito dopo questa frase, nomini due letterati — Francesco Materno e « il Viviano » — puö far supporre che anche Domenico Tintoretto fosse un letterato e che, frustrato nelle sue ambizioni di scrittore, avesse lasciato Venezia. Sembra probabile — visto che il nome di Domenico Tintoretto non compare in nes­sun epistolario del Doni, né risulta da altre testimonialize che sia stato un suo per­sonale amico — che sia invece l'amicizia col pittore Jacopo ad aver spinto Doni a scrivere questa frase elogiativa a compenso di un mancato riconoscimento, e forse proprio dietro esplicita richiesta di Jacopo. Tutto ciô testimonia una continuité, nonché una profondità di rapporti, tanto più confermata dall'esistenza di un secondo ritratto del Doni dipinto sëmpre da Tinto­retto, che gli autori di questö breve saggio identificano con il Ritratto di vecchio con pelliccia del Kunsthistorisches Museum di Vienna (fig. 24). 16 Anche in questo caso si traita délia raffigurazione di un personaggio considerato « ignoto », ma alcune notevoli affinité con il volto rappresentato nella incisione delle Medaglie (fig. 22) e nel dipinto di Budapest (fig. 21), ci consentono di avanzare l'ipotesi che anche in questo caso si tratti di Anton Francesco Doni. Naturalmente va considerato l'évi­dente divario cronologico esistente tra l'incisione e il primo dipinto, entrambi riferi­bili ad un Doni tra i trentacinque e i quarant'anni, e il volto ormai anziano del ritratto di Vienna. Tuttavia colpiscono alcuni dettagli rimasti inalterati: la calvizie, molto più pronunciata nel « vecchio » di Vienna, rispecchia perô lo stesso tipo di attaccatura dei capelli, alta sulla fronte, stempiata e con un ciuffo più prominente al centro, présente nelle immagini già analizzate. Simile è anche il tipo di barba, unita con le basette ai capelli e compléta di baffi, formata da ciuffi di pelo mossi e un po' incolti, dal profilo formata da ciuffi di pelo mossi e un po' incolti, dal profilo irregolare. Analoga l'arcata sopraccigliare, la cui curva regolare va dalla radice del naso fino quasi alle tempie, cosi come le palpebre molto marcate e le borse sotto gli occhi, accentuate nel « vecchio » di Vienna, ma già presenti nell'incisione e nel ritratto di Budapest. Uguali gli occhi, non grandi, ma dal taglio ben delineato e dalle pupille vive, qui di un castano scuro; il naso, pronunciato ma non aquilino, anzi infossato alla radice e più sviluppato nella punta tondeggiante; le orecchie, piuttosto corte e attaccate al cranio. Nel ritratto di Vienna alcune caratteristiche si sono evidenziate: il viso è diventato decisamente largo, il collo è corto, grosso e con un accenno di pieghe, le orecchie sono più appuntite, i capelli più corti e meno folti, la barba più 15 Inferni Del Doni Accademico Pellegrino, Venezia 1553, Libro II dei Mondi, p. 63. 16 II ritratto è su tela (cm. 127 x99), n. 695, proveniente anch'esso dalle Collezioni dell'arci­duca Leopoldo Guglielmo, oggi concordemente attribuito a J. Tintoretto e datato al 1570 circa. Cf. Rossi, op. cit. pp. 129-130.

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