Varga Edith szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 76. (Budapest, 1992)
CARLONI, PAOLO—GRASSO, MONICA: Due ritratti di Anton Francesco Doni dipinti da Tintoretto
rada anche se lunga. Ma questi segni del tempo che hanno appesantito il volto, hanno lasciato intatta la vivacité dello sguardo, che rivela una personalità decisamente forte. D'altronde il ritratto a figura intera ci mostra un uomo anziano, ma dal portamento eretto, dignitoso nel suo sobrio abbigliamento, il cui unico ornamento è il bordó di pelliccia e Panello con pietra all'anulare della mano sinistra, ed i cui occhi hanno uno sguardo assai imperioso. L'accostamento al personaggio di Anton Francesco Doni si basa per ora solo sulle somiglianze elencate e sulla certezza di un rapporto di amicizia con Tintoretto: non esiste a tutt'oggi infatti nessuna prova documentaria che Tintoretto abbia eseguito per Doni un secondo ritratto molti anni dopo il primo. La critica ha concordemente datato il ritratto di Vienna al decennio 1570-1580 in base a considerazioni stilistiche. 17 Ora, si hanno notizie di Doni fino al 1574, presunto anno della sua morte, benché già dopo il 1567 le notizie cominciano a diradarsi e il letterato sembra vivere in un volontario esilio, nella sua abitazione di Monselice presso Padova. 18 Poiché Puomo raffigurato nel dipinto di Vienna sembra aver superato la sessantina, è possibile proporre, tenendo conto sia della supposta data di morte del Doni, sia delle considerazioni stilistiche, una data compresa tra il 1572 e il 1574. Anzi, forse proprio l'anno 1574 puo fornirci uno spunto interessante. In quelPanno Doni fu sicuramente a Venezia in occasionë della visita del re di Francia Enrico III, al quale aveva dedicato un suo poema manoscritto sulla battaglia di Lepanto. 19 Tintoretto era anch'egli impegnato a celebrare il sovrano francese con gli apparati decorativi per il suo ingresso trionfale a Venezia. 20 Forse proprio questa potrebbe essere stata Poccasione per Pincontro tra l'artista e il letterato, in un clima di celebrazioni ufficiali, il che spiegherebbe anche la scelta di un ritratto a figura intera, nonché l'abbigliamento severo, ma decoroso, delPanziano Doni. Il ritratto di Vienna avrebbe quindi una duplice funzione: testimonierebbe la continuità attraverso gli anni del rapporto di stima reciproca esistente tra i due personaggi, e proverebbe Pautorevolezza di Anton Francesco Doni e il perdurare della sua fama proprio in quelTultima fase della sua vita in cui è stato considerato solitamente un eccentrico isolato, se non addirittura un sopravvissuto. PAOLO CARLONI — MONICA GRASSO (Roma) 17 Ibid. p. 62 e pp. 129-130. 18 Bongi, S., Vita di M. Anton Francesco Doni, Lucca 1852, pp. XL1V-XLVII; Grendler, op. cit. pp. 64-68. ia Grendler, op. cit. p. 65. 20 De Vecchi, P., Uopera compléta del Tintoretto, Milano 1970, p. 84.