Török Delma (szerk.): Italia. Episodi mediterranei. Esperienze italiane degli scrittori ungheresi, 1890-1950 (Budapest, 2015)

Interpretazioni - Orsolya Hessky: Artisti ungheresi e l’esperienza del viaggio in Italia

per prevenirla - similmente a Mihály, il protagonista de II viaggiatore e il chiaro di luna che non riuscì a prendere in mano la propria vita. Ma forse come lui, anche loro credevano che anche se la catastrofe si fosse abbattuta su di loro. ‘Avrebbe vissuto, anche lui, come i ratti tra le rovine. Ma comunque avrebbe vissuto. E quando si vive può sempre succedere qualcosa.” (L’autore è il direttore della Galleria Nazionale Ungherese, ex direttore dell'Accademia Ungherese a Roma) (Traduzione italiana di Bea Szirti) ORSOLYA HESSKY: ARTISTI UNGHERESI E L’ESPERIENZA DEL VIAGGIO IN ITALIA Il Il viaggio in Italia ha delle tradizioni secolari nell’arte: conoscere, scoprire le opere dell'arte antica, rinascimentale e barocca ebbe sempre un'importanza notevole per quasi ogni artista, non soltanto per ciò che riguardava la formazione della loro tecnica e del loro stile individuale - influenzati dalle opere degli artisti più importanti - ma anche, e soprattutto, per quanto riguarda la formazione del loro concetto dell’opera d'arte, ed in definitiva del loro stesso modo di approcciarsi all’arte. L’Italia era intesa come la patria stessa dell'arte, il luogo della sua incarnazione, sicché conoscerla diventava per varie ragio­ni un elemento di vitale importanza per gli artisti. L’ultimo grande periodo del culto del viaggio in Italia ebbe la sua piena fioritura nel Settecento per poi arrivare al suo culmine nel primo Ottocento.1 L’epoca delle guerre napoleoniche segnò un 85

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