Magyar László szerk.: Orvostörténeti közlemények 166-169. (Budapest, 1999)
TANULMÁNYOK — ARTICLES - Leoni, Francesco: La medicina monastica ed i suoi aspetti religiosi
nonostante una pessima sanità fisica; talora potrà addirittura sorgere un conflitto fra questi due tipi di salute. Accanto al concetto greco dell'amore, concepito come eros, si genera, infine, in forma complementare, quello di agape e mentre il primo è costituito dall'impulso universale della natura ad ascendere verso la propria perfezione, il secondo — la caritas — si sostanzia della volontaria e gratuita effusione della persona nei confronti della realtà e delle esigenze dell'altro, amico o semplice prossimo, in quanto «figura Chris ti». Mentre, perciò, la buona disposizione verso l'amico può conoscere limiti naturali ed essere da questi condizionata, per il cristiano, al contraio, anche quando le possibilità del controllo tecnico della natura sono difficili o inattuabili, si potrà sempre fare il bene spirituale dell'amico come del prossimo; bene, pertanto, che va incondizionatamente compiuto in ogni circostanza, per quanto ardua e dolorosa. In campo medico, per esempio, che è poi quello che qui più ci interessa, per un medico greco voler oltrepassare le possibilità dell'arte sarrebe stato indizio di hybris ed infatti i precetti ippocratici consigliano di declinare l'assistenza nei casi ritenuti inguaribili; per il cristiano, invece, superare mediante l'amore fraterno gli inevitabili limiti dell'arte umana rappresenta un imprescindibile dovere morale e religioso, condizionato solo dalla discrezione. Questi quattro basilari mutamenti nelle relazioni interumane apportati dall'etica cristiana comportano anche un importante cambiamento nella pratica dell' «amicizia medica», così come era stata intesa e realizzata nel mondo classico pagano. Non a caso, in una lettera scritta nel 350 da Basilio di Cesarea — uno dei protagonisti del monachesimo orientale, medico lui stesso e fondatore del primo grande ospedale della cristianità — al proprio medico Eustachio, lo loda per aver ampliato i termini della philanthropìa ippocratica, avendo esteso anche alla cura dello spirito il beneficio della sua arte (Epist., 189, n. 1), segno questo, secondo il Laìn Entralgo, che già il cristiano antico aveva piena consapevolezza di aver di molto oltrepassato l'ideale dell' «amicizia medica» del mondo greco-romano. 8 Il nuovo concetto di philanthropìa introdotto dal cristianesimo e la particolare philotekhnìa che esso instaura nell'arte medica, ora attenta non solo al benessere fisico del paziente, ma anche a quello spirituale, determinano insieme la comparsa di ulteriori novità nell'articolazione del rapporto fra medico e malato: prima di tutto la condizione egualitaria della cura, perché, se non vi sono più, dal punto di vista dei salvifici effetti dell'Incarnazione di Gesù Cristo, che ha guarito con Essa le ferite del peccato, ebrei e gentili, nella qualità della terapia somministrata agli infermi non è più possibile, almeno in linea teorica, far differenze fra greci e barbari, fra liberi e schiavi; in secondo luogo la valutazione terapeutica e morale della sopportazione del dolore; in terzo luogo l'assistenza medica gratuita, fatta nel solo nome della carità, ed inoltre prolungata al di là delle risorse umane e naturali dell' arte ;conseguentemente l'inclusione nell'attività medica del conforto spirituale e la sollecitudine per gli incurabili — che nel medioevo si realizzerà soprattutto grazie agli ordini ospedalieri votati al servizio nei lebbrosari — e dei moribondi; infine, come è logico, l'incorporazione delle pratiche religiose cristiane — quali la preghiera, la confessione ed il sacramento dell'unzione — nella cura dei malati. 9 8 Cfr. ibidem, p. 56. Per tutto quanto precede, cfr., inoltre, ibidem, pp. 53—56. 9 Cfr. ibidem, pp. 53—56.