Magyar László szerk.: Orvostörténeti közlemények 166-169. (Budapest, 1999)

TANULMÁNYOK — ARTICLES - Leoni, Francesco: La medicina monastica ed i suoi aspetti religiosi

Tali regole sono state poi applicate in modo più o meno fedele all'autentico spirito evangelico a cui si ispirano a seconda delle varie epoche storiche che il cristianesimo e la Chiesa hanno attraversato ed ogni tempo le ha interpretate e attuate in base alle necessità ed alla sensibilità prevalenti al momento, è indubbio però che la medicina monastica, sorta soprattutto in Occidente a partire dall'esperienza benedettina iniziatasi nel secolo VI, abbia concretizzato ed in un certo senso incarnato nel modo più puro e totale l'ideale cristiano di assistenza dei malati, fondendo in maniera mirabile l'aspetto naturale e soprannaturale della cura del corpo ed insieme dello spirito. Il cristianesimo precostantiniano, infatti, caratterizzato com'era da un acceso clima di esaltazione mistica, non aveva dato grande importanza al benessere fisico, considerando l'involucro corporeo quasi soltanto quale strumento di penitenza e di ascesa, tramite la sua mortificazione insieme a quella dei desideri carnali, verso la contemplazione dei misteri divini; si pensava inoltre che la sanità così del corpo come dello spirito dipendessero unicamente da Dio e dalla sua imperscrutabile provvidenza. Nel cristianesimo primitivo il precetto evangelico di «andare e curare gli infermi» (Matt., X, 90) veniva perciò adempiuto quasi soltanto grazie alla preghiera ed al sacramento dell'unzione, amministrato dai presbi­teri, e tali pratiche erano considerate i soli farmaci davvero efficaci. 10 L'elemento teurgico aveva pertanto il sopravvento su quello puramente medico e terapeutico e le guarigioni miracolose, di cui è piena l'agiografia cristiana di tutte le epoche, ma in particolare quella dei primi secoli, avevano la funzione precipua, più che di ristabilire la salute fisica dell'infermi, di mostrare la sovrana potenza di Dio, creatore e signore della natura, le cui leggi Egli poteva sospendere in ogni instante a Suo piacimento. L'esperienza del miracolo doveva servire soprattutto ad una salutare conversione del cuore e dello spirito. Il cristianesimo, tuttavia, possedeva fin dal principio anche concetti capaci di mutare quanto prima l'atteggiamento dei fedeli nei confronti dell'arte medica, avviandoli ad una positiva considerazione di essa e delle possibilità che Dio stesso ha dato all'uomo di agire sulla natura, ripristinando con cure umane, anche se amministrate con l'aiuto divino, l'equilibrio del corpo turbato dalla malattia, sebbene una chiara distinzione fra natura e sopranatura, fra la potenza ordinata di Dio e l'azione nell'universo delle «cause seconde» verrà acquisita con chiarezza soltanto più tardi, grazie al pensiero della scolastica. 11 Il corpo, infatti, nella concezione cristiana, non veniva più considerato come l'accidentale e provvisorio ricettacolo dell'anima immortale, come aveva fatto la filosofia platonica e neoplatonica, ma, al contratio, esso veniva ora concepito come indissolubilmente legato alla realtà spirituale di ogni singolo uomo, destinato a ricomporsi e ad unirsi di nuovo a questa alla fine dei tempi, glorioso e trionfante, a similitudine di quello del Cristo risorto, qualora non fosse sopravvenuto il giudizio della «seconda morte». Come più tardi bene esprimerà un pio episodio della vita di S. Francesco, narrato da Tommaso da Celano, anche il corpo doveva reputarsi degno di qualche attenzione, quale ricompensa per essere il docile strumento dell'anima ed il suo fedele collaboratore, che, altre alla mortificazione di sé Cfr. Moshem, L.: Ist. Hist. Christ. maj., Caes. primum, cap. IV, XVI, Unctio aegrotantium. Per tali concetti ed il profondo mutamento che essi comportarono nella teoria e nella pratica della medicina occidentale, cf. LAIN Entralgo P. L. op. cit., pp. 86—91.

Next

/
Thumbnails
Contents