Mitteilungen des Österreichischen Staatsarchivs 25. (1972) - Festschrift für Hanns Leo Mikoletzky

VITTORIO, Antonio Di: Porti e porto „franco“. Un aspetto della politica commerciale austriaca nel Mezzogiorno continentale d'Italia 1707–1734

264 Antonio Di Vittorio fondale fino a palmi 74 massimo all’interno ed 84 all’esterno. Tale ultimo progetto perö non pareva che coprisse l’arsenale e la Torre di S. Vincenzo. Probabilmente sotto la pressione dei gruppi ostili all’apertura del porto a Pozzuoli la Giunta mostra di estendere la sua considerazione anche a qualche altro scalo del Regno ed a tal proposito essa pone la sua atten- zione su Brindisi26). Ma presto sia Napoli ehe Brindisi sono dalia Giunta escluse dalia possibilitá di sostituire Pozzuoli nel ruolo di nuovo porto „franco“ del Regno, sia pure per diversi motivi. Innanzitutto la spesa per Napoli era molto piu rilevante ehe a Pozzuoli, sia ehe si prendessero in considerazione progetti antichi ehe recenti. Inoltre a Napoli sarebbe stato necessario espropriare le case che si affacciavano sui porto, pagandole anche a caro prezzo, dal momento che „per la numerositä del popolo la Cittä scarseggia di abitazioni“27). II porto di Brindisi non avrebbe ri- chiesto una eccessiva spesa, ma, a parte il fatto ehe era troppo lontano dalia capitale, non si desiderava dar fastidio a Venezia che „domina(va)“ l’Adriatico 28). É interessante rilevare a tal proposito come dopo qualche anno la politica marittima cesarea cambiasse totalmente. Con la patente del 2 giugno 1717 infatti Vienna proclamava la libertá di navigazione nel mare Adriatico, escludendo cosi ehe esso fosse un mare „venezia- no“ 29). II luogo piú idoneo per il nuovo porto appariva quindi sempre Pozzu­oli, di cui anzi, proprio mentre la Giunta mostrava di allargare la rosa delle scelte, si era iniziata una minuta esplorazione dei fondali e di tutta l’area portuale da parte dei regi ingegneri. Questi rilevano ehe il fondale oscilla tra i 12 ed i 50 palmi e ehe la darsena potenziale pub ospitare sino a 200 vascelli da guerra con una spesa di circa 200 mila ducati. Per i lavori occorrerebbero non meno di 4 anni. L’obiezione ehe si pub solle- vare nei confronti di Pozzuoli, rileva la Giunta in una relazione sullo stato della sua attivitá, é che i mercanti non si stabiliscano a Pozzuoli data la vicinanza con Napoli. Si tratterebbe perb di un ostacolo supera­bile, secondo la Giunta stessa, ed anzi un primo passo in tal senso é stato fatto con la consulta di S. M. del 4 marzo 1711, con la quale si invitavano gli ebrei di Livorno a stabilirsi nel Regno 30). La Giunta, tramite il suo nuovo presidente Bolagno, rimette di li a qualche giorno (10 marzo 1714) i suoi atti al viceré, perché sulla materia del porto franco e portuale in genere sia ascoltato anche il parere del generale conte di Fuencolada, comandante in capo delle forze marittime di stanza nel Regno, e di quegli ufficiali „ehe sono periti nell’arte della 26) Ibid. 194 n. 2: Napoli, 7 marzo 1714. 27) ibid. 28) Ibid. 26) Cfr. De Antonellis Martini Portofranco e comunitä 28 e segg. so) HHStA It.-Sp. Rat, Neapel Correspondenz 194 n. 2.

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