Mitteilungen des Österreichischen Staatsarchivs 25. (1972) - Festschrift für Hanns Leo Mikoletzky

VITTORIO, Antonio Di: Porti e porto „franco“. Un aspetto della politica commerciale austriaca nel Mezzogiorno continentale d'Italia 1707–1734

Porti e porto ‘franco’ 265 marina“, in modo che S. M. non manchi di nessun elemento di valuta- zione 31). Qualche giorno piü tardi, il 24 marzo 1714 32), il Bolagno infor­ma anche direttamente di tutto ciö il segretario del Supremo Consiglio di Spagna in Vienna, don Juan Antonio Alvarado y Colono, ragguaglian- dolo in particolare degli sforzi compiuti per stimolare il commercio e per la erezione dei porto franco, „che giustamente si considera come la cosa di maggiore utilitä nel Regno“ 33), e che solo i lavori della guerra han costretto a prorogarne di tanto l’effettiva esecuzione. Il ritardo nell’esecuzione del progetto tuttavia non era dovuto solo alia guerra — nel 1714 si conclude definitivamente la guerra di successione di Spagna con la pace di Rastatt (7 marzo 1714) — ma molto di piü all’opposizione di coloro che erano contrari all’istituzione di un porto franco in genere ed in Pozzuoli in particolare. Una memoria del 1714 dal titolo Riflessioni per il porto franco 34) mostra come non fossero poche le persone a Napoli a ritenere che un simile progetto fosse dan- noso per diversi motivi, quali 1) per la spesa che esso comportava, mentre non era certo il risultato; 2) per la rendita non considerevole che se ne sarebbe ricavata, in ogni caso mai come a Livorno; 3) per la concorrenza da ultimo venuta ad aggiungersi dei porto franco di Genova; 4) per il fatto che spesso il commercio veniva interdetto proprio con le maggiori nazioni mercantili, come Francia, Inghilterra e Olanda; 5) per la rovina che avrebbe causato ai dazi della Dogana. Nella suddetta memorie inoltre si faceva presente come chi avesse piü caldeggiato l’istituzione dei porto franco fosse forestiero — si ricordava a tal propo­sito che nel 1708 anche il console di Livorno Hoobis aveva fatto forti pressioni su alcuni negozianti napoletani perché fosse aperto un porto franco a Castell’a mare, porto del quale egli aspirava ad essere direttore — e quindi sollecitasse piü la difesa dei propri interessi ehe quelli del Regno. Quest’ultimo d’altra parte aveva giä il suo porto franco in Napoli, scalo per il quale si poteva far cadere il limite di un anno entro cui era possibile estrarre senza dazio le merci introdotte e non consumate nel Regno. E’ significativo comunque il fatto ehe mentre si chiedeva l’abolizione di una tale limitazione per Napoli, al tempo stessa essa veniva richiesta per Pozzuoli35). Proprio da tale contraddizone affiora in maniera inequivocabile il profondo contrasto d’interessi tra i mercanti della capitale — ispiratori della suddetta memoria — e l’istituendo porto di 81) Ibid. 177 n. 12: Napoli, 10 marzo 1714. 32) Ibid.: Napoli, 24 marzo 1714. 38) Ibid. S4) HHStA It.-Sp. Rat, Neapel Collectanea 17 n. 14/8: Riflessioni per il porto franco e per il Commercio del Regno di Napoli, s. d. (ma del 1714). 35) Ibid.

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