Mitteilungen des Österreichischen Staatsarchivs 25. (1972) - Festschrift für Hanns Leo Mikoletzky

VITTORIO, Antonio Di: Porti e porto „franco“. Un aspetto della politica commerciale austriaca nel Mezzogiorno continentale d'Italia 1707–1734

Porti e porto ‘franco’ 259 La situazione degli scali marittimi del Regno non tardö ad attirare l’attenzione di Carlo d’Asburgo quando egli, non ancora portato dagli eventi al soglio imperiale per la prematura morte del fratello Giuseppe I (1711), era impegnato in Catalogna nella guerra di successione di Spagna in qualitá di aspirante a quella corona. In un primo momento perö egli limitö la sua considerazione al versante tirrenico del Regno, ed in particolare alia zona costiera settentrionale e meridionale immediatamen- te adiacente alia capitale, senza dubbio in relazione alia sua presenza in quel momento a Barcellona. Motivi di carattere militare — la necessitä di disporre di un grande e sicuro porto in appoggio a quello di Napoli ed a questa vicino — e preoccupazioni di carattere finanziario — la guer­ra di successione in corso assorbiva incessantemente denaro e mezzi di un Regno le cui condizioni non erano certo del le piu floride — spinsero pertanto Carlo d’Asburgo a considerare la possibilitä di ingrandire ed attrezzare lo scalo di Pozzuoli, cittadina situata a solo 5—6 miglia a nord di Napoli, ed al tempo stesso fare di quello scalo un porto „franco“, dotato cioé di particolari privilegi ed esenzioni fiscali, in modo che avesse una funzione di stimolo nei confronti dei depresso commercio del Regno in quel momento. Non é da escludere ehe la riforma del porto franco di Genova del 1708 7) — proseguimento a sua volta di una diver­sa strutturazione di quel porto giä avviata nel 1696 — influisse sulle decisioni di Carlo d’Asburgo, dal momento che solo ai primi del 1710 si ha notizia della sua intenzione di istituire un porto franco a Pozzuoli 8). II Regno d’altra parte non era del tutto nuovo ad esperimenti di tal genere. La stessa Napoli era „scala franca“ in base ad una consulta della R. Ca­mera della Sommaria del 1628, convertita in legge nel corso del 1632 e promulgata definitivamente il 1633 9). Le numerose limitazioni perö alia sua attivitá ed i contrasti tra i mercanti ehe estraevano in franchigia e gli arrendatori di „tratte sciolte“ ne avevano in pratica annullati gli tra Salerno e Gaeta risultavano essere Salerno, Vietri, Maiori, Minori, Amalfi, Atrani, Conca, Praiano, Furore, Positano, Anacapri, Capri, Massalubrense, Sorrento, Piano di Sorrento, Vico, Castell’a mare, Pozzuoli, Procida, Ischia, Casamicciola, Lacco, Forio, Gaeta, Castellone di Gaeta, Mola di Gaeta, Sperlon- ga. Nel periodo borbonico presentano un movimento commerciale porti e scali che non appaiono quasi mai nel precedente periodo viceregnale austriaco: cfr. in proposito Luigi de Rosa Navi, merci, nazionalitä, itinerari di un porto dell’eta preindustriale. II porto di Napoli nel 1760 in Studi sul Settecento Italia- no (Napoli 1969) 332—370 e le tabeile II, XXIV—XXVII. 7) Cfr. Luigi Bulferetti - Claudio Costantini Industria e Commercio in Liguria nell’etä del Risorgimento 1700—1861 (Milano 1966) 121—125. e) HHStA It.-Sp. Rat, Neapel Vorträge, Nachtrag II, n. 3, doc. n. 3: Barcel­lona, 11 aprile 1710. 9) Pragmaticae, edicta regiaeque sanctiones Regni Neapolitani, a cura di B. Altomare3 (Napoli 1715) 276—278. 17*

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