K. Palágyi Sylvia szerk.: Balácai Közlemények 2005/9. (Veszprém, 2005)

ROFFIA, ELISABETTA - SACCHI, FURIO: La villa delle „Grotte di Catullo" a Sirmione: proposta di restiUizione e analisi della decorazione architettonica

la stessa delle terrazze laterali occidentale e orientale, corne documenta la parte di pavimentazione fortunosamente qui conservatasi, che fornisce un'indicazione précisa della quota del piano di calpestio antico delle terrazze (fig. 2-3). Il loggiato occidentale fu costruito per tutta la sua lunghezza sopra un criptoportico a due navate (104a) che fungeva da sostruzione. In questo modo fu possibile superare il dislivello della roccia, ottenere uno spazio chiuso e coperto (ambulatio tectà) e contemporaneamente realizzare un piano uniforme per la costruzione del porticato superiore (104b). Al suo interno l'edificio presentava quattro nuclei residenziali distinti, tre destinati a uso abitativo e uno, a sud-ovest, a destinazione termale: essi funzionavano autonomamente fra loro, ma erano collegati da spazi aperti interni, cortili e peristili, che costituivano zone di passaggio, di sosta e di disimpegno del piano nobile, secondo percorsi organizzati nord-sud e est-ovest. Dall'esterno e dal lago la villa doveva essere percepita visivamente come una massa imponente: solo il lato méridionale dell'edificio dove si trovava l'ingresso dalla terraferma era costruito su un solo piano, corrispondente a quello residenziale. La basis villae, öltre a permettere di superare la diversa altimetria del terreno, aumentava con la sua mole il forte impatto scenografico, che doveva essere accresciuto dai porticati e dalle terrazze laterali che continuavano lungo l'avancorpo settentrionale, coincidente con la punta estrema della penisola. Sulla base dell'ipotesi restitutiva il corpo dell'edificio appare alleggerito dalla presenza di ampie zone aperte (terrazze e cortili) o semiaperte (porticati): esse corrispondono ail' 83 % di tutta la superficie della villa, mentre i settori residenziali coperti occupano la parte restante e quindi una porzione molto limitata rispetto all'intera area interessata dalla costruzione. (E.R.) La dimora eretta sui promontorio della penisola di Sirmione fu edificata nei decenni finali del I secolo a.C. e non fu interessata da significative ristrutturazioni edilizie 4 sino al momento dell'abbandono, da porre attorno alla meta del III secolo d.C. La villa gardesana costituisce cosi una sorta di contesto chiuso, un punto di osservazione privilegiato per comprendere il gusto della ricca committenza romana in ambito private. In particolare il complesso residenziale risulta di estrema importanza per la conoscenza della plastica architettonica tardo repubblicana/primo augustea. Le indagini archeologiche condotte nell'area tra la fine dell'Ottocento e soprattutto nel secondo dopoguerra hanno portato in luce una notevole quantité di materiale architettonico, sui quale solo in pochi casi si hanno informazioni precise circa il contesto di rinvenimento. Ove questo è note, si possono intravedere due differenti fenomeni. Nel caso di schegge, talvolta appartenenti a capitelli di differenti ordini o tipologie, corne documentato dall'asportazione dell'interro di un ambiente di rappresentanza sui lato brève settentrionale (126), si ha l'impressione che i reperti non siano da assegnare all'alzato del vano nel quale fùrono scoperti, ma che siano stati accumulati li dopo l'abbandono della villa, forse a seguito di operazioni di spoglio e di rilavorazione

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