Alba Regia. Annales Musei Stephani Regis. – Alba Regia. Az István Király Múzeum Évkönyve. 25. – Szent István Király Múzeum közleményei: C sorozat (1995)

Rei Cretariae Romanae Fautorum Acta XXXIV - Cassani, G.: Produzioni cermaiche a pasta griggia e ad inpasto rossobruno. p. 173–178.

I'attaccatura deU'orlo. Un solo frammento reca, lungo la parete, un motivo inciso a tremolo (tav. 7.5). (9) Inoltre una ciotola présenta un'iscrizione venetica (tav. 2.2). (10) L'insieme delle ciotole, con orlo ingrossato e diametro medio-piccolo, ripete una forma tra le più usuali di fine III e tutto il IV periodo atestino (Maioli 1976, 162; Dalle Mulle-Marzola 1977, 46, fig. 7, 29; Strazzulla Rusconi 1977, III-II; Croce Da Villa 1979, 277-278, tav. VI, I, 283-284, tav. IX, 2; Strazzulla Rusconi 1979, 29-30, tav. II, 3; Leonardi-Ruta Serafini 1981, 18-19; Traina 1982, 276, fig. 3; Gamba-Ruta Serafini 1984, 25, fig. 4, 31; MANESSI 1985, 28, tav. V, 4; Maselli Scotti 1988, 270, tav. Ill 3; Finelli 1987, 334; Tuzzato-Gambacurta 1988, 70-73, II, 22). Tale datazione si assesta verso il basso per i reperti che presentano la superficie priva d'ingobbio e il corpo ceramico molto polveroso tipo b, cosî come per i reperti recanti decorazione incisa, indizio di posteriorità rispetto alia decorazione stampigliata, présente nello scavosolo marginalmente, in un contesto non qui esaminato. II loro uso come contenitori, talvolta personalizzati dalla formula graffita indigena, è legato alle abitudini alimentari dei transpadani. (11) In queste ciotole certamente consumavano una sorta di pastella, cotta nell'acqua e sale, talora nel latte, come tramandatoci dai testi antichi. E forse le farine, che ne erano l'ingrediente base, venivano ottenute dalla schiacciatura con i pestelli all'interno delle ciotole-mortaio. Queste per la loro caratteristica funzionale ben determinata, coprono un ampio periodo sino ad essere sostituite a romanizzazione avvenuta, da mortai in ceramica comune. Al loro interno non piu cereali ma, corne imposto dalle raffinate esigenze culinarie, i parvenus vi frantumavano erbe e spezie per le salse e gli intingoli cosî apprezzati dalla nuova cucina. (l2) Simili contenitori li troviamo diffusi ovunque nell'area veneto-friulana fino al I sec. d.C. (Strazzulla Rusconi 1979, 27-30, tav. 11,1; Gamba-Ruta Serafini 1984, 46-48; Zuccolo 1985, 27-28; Buora 1985, 82; Callegher 1987, 81 tav. VIII; Maselli Scotti 1988, 270, tav. III, 2; Buora 1989, 371-372; Cassani-Termini 1991, 13). L'unicum, riferibile all'orlo di olla, ripropone le caratteristiche dei tipi paleoveneti del tardo III periodo e trova puntuali riscontri in area veneta (Croce Da Villa 1979, 277, tav. VI; Leonardi-Ruta Serafini 1981, 62, fig. Un'analisi dei motivi decorativi èpresente in Maioli 1976, 162; Patitucci Uggeri 1983, 151-153. (l0) In: Marinetti 1991,211-212. Per esemplari graffiti del III-I sec. a.C. tra i tanti cfr. oltre a quello di Sevegliano illustrate» in questo testo (tav. I, 2), quelli provenienti da Este (Chieco Bianchi 1987, 191-194, fig. 4); in area etrusca a Centamura del Chianti (Robertson 1989, 306-307). (12) Per curiosità sulla cucina romána si veda DOSI-SCHNELL 1986. 15, 59; Gamba 1987, 239, fig. 2; Tuzzato-Gambacurta 1988, 73, fig. 13,18). In area friulana le olle ad impasto grigio non compaiono, in nessun altro scavo edito. In effetti, non si sono individuati, per ora, strati precedenti le fasi della romanizzazione. In associazione con i materiali sopracitati si sono trovate pure alcune centinaia di frammenti relativi ad una ceramica "locale", utilizzata quasi esclusivamente corne vasellame da fuoeo. Taie produzione présenta un impasto rosso-bruno (MUNSELL 1975, 2,5 YR 5/4, 4/4) esito della cottura in ambiente ossidante. La loro fréquente e numerosa presenza nelle fosse di scarico rispetto aile altri classi ceramiche, sia a Sevegliano che in altri scavi dove è stato possibile verificarla, è da imputare alla poca robustezza (essendo una ceramica prodotta in un'unica cottura) e all'uso quotidiano. (l3) Trattasi di una produzione con limitate "speranze di vita" (Vince 1977, 65-67). Due sono le forme individuate a Sevegliano: le ciotole-coperchio e le olle per un totale superiore ai 50 esemplari. Le ciotole-coperchio presentano una presa a decorazione digitata (tav. Ill, 1) che compare con particolare frequenza su materiali provenienti da Adria (Mangani 1980, 136-137) e da Padova (Tuzzato, Gambacurta 1988, 73, fig. 13). Le olle sono con orlo estroflesso, labbro arrotondato, spalla alta, corpo ovoide (tav. III, 3). Allô studio attuale, tre di esse recano sul fondo piatto un marchio di fabbrica о simbolo propiziatorio (?) a rilievo di forma quadrangolare, racchiudente un piccolo cerchio da sui si dipartono le diagonali. Un lato poggia su tre linee verticali parallele (tav. 3.4). Il marchio trova confronti con esemplari dell'area opitergina datati al periodo immediamente précédente la piena romanizzazione (Callegher 1987, 71-73, 79 tav. Vi, 95, tav. XIII, 105, tav. XVI). Gli oggetti di cui ci siamo occupati mostrano la vitalità della cultura materiale di origine venetica nel II sec. a.C. nell'agro di Aquileia e sono spia di una forte presenza di paleoveneti nella zona nel periodo in cui un'epoca trascolora in un'altra. * I disegni sono stati eseguiti da Giorgio Denis De Tina e da Sandro Bellese. Si veda per esempio a Spina (Patitucci Uggeri 1983, 151). 174

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