Fitz Jenő (szerk.): A Pannonia Konferenciák aktái IV. Bronzes Romains figurés et appliqués et leurs problemes techniques - István Király Múzeum közelményei. A. sorozat 27. A Pannon konferenciák aktái 4. (Székesfehérvár, 1984)
L. Beschi: Bronzi antichi nel Rinascimento Fiorentino: alcuni problemi
classicistico, ispirata ecletticamente a modelli della seconda metà del V secolo{18 19). Dopo il problematico momento della dispersione della raccolta di Lorenzo, si passa, con una documentazione più vasta e con una maggiore apertura a nuovi acquisti, alla fase più nota delle raccolte di Cosimo I, Dux Etruriae (Cristofani 1979, 4). La Chimera, scoperta nel 1553 ad Arezzo, diventa anche un fatto politico-ideologico: il simbolo delle here ehe Cosimo aveva domato per costruire il suo regno. Con essa “si era trovata una quantité di piccole statuette ehe il dúca”, come serive il Cellini, “pigliava piacere di rinettarsele da per sé medesimo, con certi cesellini da orefice” (Cellini 1968, 564). Inizia anche, sempre per intervento del Cellini, un’attività di restauro per completamento, per analogia di quanto si andava facendo per i marmi (ibid., 564). Sempre ad Arezzo viene trovata nel 1541 la Minerva ehe, dal 1553, il Dúca tiene nel suo Scrittoio, in Palazzo Vecchio (a quanto detto dal Cristofani si aggiunga Cherici 1980, 27). Nel 1556 acquista l’Arringatore. Ormai verso la fine della sua vita entrano in collezione il noto torso virile di stile severo e una testa di Antinoo, pertinente al tipo B del Clairmont che fa capo al celebre Antinoo Farnese e che è valutato convincentemente come tipo di elaborazione romano-italica : fu replicato da un esemplare tardorinascimentale, oggi al Bargello (PL LX)a9) Si era formato in tal modo un nucleo di grandi bronzi ehe poteva concorrere con quello celebre dei bronzi lateranensi, donati nel 1471 da Sisto IV al Senatore di Roma, come primo nucleo dei Musei Capitolini e quindi primo Museo pubblico nella storia moderna (Pace 1957, 35). Ma nella nuova collezione comincia ad avere enorme importanza il piccolo bronzo. Vorrei concludere scegliendo un caso, tra molti, per indicare un comportamento ehe non è eccezionale nella Firenze del Cinquecento e che va (18) Per il Lippold 1950, la „römische Umbildung” si rifarebbe ad un modello del 430—20, già segnato da attenzioni retrospettive e manieristiche. (19) Per il noto torso di stile severo cfr. i miéi accertamenti negli Atti (in corso di stampa) del VI Colloquio Intemazionale sui Bronzi Antichi, tenutosi a Berlino nel 1980. Per l’Antinoo, cfr. recent: Firenze 1980, 30 n. 33. — L’esemplare non è citato da Clairmont 1966; ma è evidentemente in rapporte col suo tipo Farnese (p. 33 ss., 50). Per il rapporte antico e moderno: ABSF 78 (inv. 1676), dove la “testa di Antinoo al naturale” è segnata al n. 382 del- 1 'Indice dei metalli antichi, mentre al n. 67 dell’Indice dei metalli moderni è semplicemente segnata una “Testa di Antinoo”. Per 1’ingresso in collezione dell’esemplare antico, cfr. ASF, Guardaroba 87 f. 50. (20) ABSF 70 (Inv. Tribuna 1589), c. 23: “Una figura di bronzo antico ignuda in mano due grappoli alta b. 2/3 incirca posta sulla sommità di detta guglietta”. La collocazione su una (la nona) delle 12 gugliette ehe decoravano la Tribuna dichiara implicitamente 1'alta valutazione dovuta allora al pezzo, ehe ritroviamo negli inventari dei 1635 (ABSF 75, f. 38 n. 379), dei 1654 (ABSF 76, f. 20r n. 381), dei 1676 (ABSF tenuto presente nell’accertamento filologico dei materiali di vecchie raccolte. Anche qui la verifica tecnica coordinata con altri criteri, a cominciare da quello dell’indagine archivistica, si impone come dovere di metodo. Nel Museo Archeologico di Firenze è conservato un ben noto bronzetto che intende raffigurare la gioia festosa di Bacco nello spirito del Rinascimento toscano, più che nei termini di note tipologie greche o romane (PI. LXI) (Mi- LANi 1912, 169, tav. 139a; Reinach 1906—09, V, 1, 44, n. 6; Firenze 1980, 38, n. 54). Le braccia con le mani ricolme di grappoli d’una, la testa con la pesante corona di edera e le gambe, a partire dalle coscie, sono di restauro rinascimentale con chiari punti di sutura. Il bronzetto è registrato, ormai con questo aspetto e per la prima volta, nell’inventario della Tribuna degli Uffizi del 1589(20). Senza i restauri sopra elencati (di una eccezionale qualité che ha fatto supporre l’intervento di Benvenuto Cellini!) resta quindi un torsetto ben definito. Un torso di eguali dimensioni (circa 15 cm) e con gli stessi limiti di frattura è conservato nel Museo Archeologico di Firenzei21) (Pl. LXll). Ponderazione, movimento degli arti, caratteri anatomici corrispondono ; v’e solo, nel torso, un appiattimento dei più articolati piani del piccolo “Bacco” restaurato. Il torso fu presentato come frammento antico alla recente mostra medicea del 1980Í22); ma antico non è. Gli orli morbidi, per fusione, non per frattura; la superficie interna è a pelle ruvida, pulita, senza incrostazioni. Si tratta quindi di una replica rinascimentale, fatta a partire dal torsetto del “Bacco”, prima dei restauro. L’ipotesi sembra, dei resto, trovare riscontro negli inventari medicei. Nel 1553, 1559, 1570 è constantemente registrato solo “un torso di bronzo antico, di un quarto di braccio”(23), i 15 cm del torso del “Bacco”, prima del suo restauro che dovette awenire, quindi, tra il 1570 e il 1589. 78: Indice dei metalli antichi, n. 189), del 1704 (ABSF 82 f. 156 n. 1293), e seguenti, fino al suo ingresso nel Museo Archeologico fiorentino, al n. 2287. (21) Firenze M. A. 2280. Il torsetto, alto 15 cm, porta sui dorso le seguenti scritte inventariali : 3112 (inv. 1704), 2451 (inv. 1769); manca il n. 1008 (inv. 1784); ma porta ancora il n. 750 (inv. 1825) e il n. attuale 2280; Sembra corrispondere al n. 51 àe\\'Indice dei metalli moderni dell’inventario del 1676 (ABSF 78). (22) Firenze 1980, 32, n. 41 ; ma escluderei l’identificazione del torsetto in esame con “un torso di metallo antico con la gamba manca” che misurava mezzo braccio e che propot rei invece di identificare nell’esemplare Firenze, Museo Archeologico 2284, esaminato più avanti a note 24—25. (23) Conti 1893, 175; Müntz 1895, 50 e 52; ASF Guardaroba 30, f. 28 (dal 1553 al 1568); ASF, Guardaroba 44 (inventario a capi, 1560) f. 23r. NelPInventario della Tribuna dei 1589 il piccolo torso non figura più, credo proprio perche nel frattempo aveva subito il restauro di completamento. Il torsetto Firenze M. A. 2280 (PI. LXII) è documentabile nelle collezioni medicee sicuramente dal 1704 e forse già dal 1676 (cfr. supra nota 21). 122