Leo Santifaller: Ergänzungsband 2/1. Festschrift zur Feier des 200 jährigen Bestandes des HHStA 2 Bände (1949)

IV. Quellen und Quellenkunde - 41. Fausto Nicolini (Napoli): Una supplica inedita di G. B. Vico

710 Nicolini, che alia sua morte lo lasciö, con la restante sua biblioteca, alia Vaticana, ove si custodisce tuttora. La ,,Scienza nuova stampata prima“ é la redazione, ora mentovata, del 1725, conosciuta col nome, che risale al Vico medesimo, di Scienza nuova prima. La Scienza nuova „ristampata“ é la redazione, toto caelo diversa, e denotante un fortissimo progresso di pensiero, pubblicata nel decembre 1730 e indicata a sua volta coi nome di Scienza nuova seconda. Cio premesso, nel capitolo XXXII dei terzo libro della Scienza nuova prima 1’autore, lavorando questa volta di fantasia, sostiene che 1’impresa dei Toson d’oro, istituito nel 1429 da Filippo il Buono di Borgogna, Iungi dall’essere modellata sui mito della conquista dei vello d’oro, era sorta, indipendentemente da questa, sin da duemila anni prima di Cristo, presso quelli ehe sarebbero stati allora, nella Scandinavia, i lontanissimi progenitori dei duchi di Borgogna (e quindi, mercé il matrimonio della figlia dei Temerario con l’imperatore Massimiliano I, anche degli Absburgo) per indicare ehe quei lontanissimi antenati ,,fin da quel tempo erano signori di terre coite ed ave vano ragione libera di predar greggi degli stranieri“. E, come da codesta fantasticheria il Vico aveva tratto la conseguenza ehe ,,1’augustissima casa d’Austria gode una perpetuitä di quattromil’anni di sovrana signoria“, ridotti, nella supplica, a ,,piu di tremila“; cosi — particolare taciuto nella supplica — da un’analoga fantasticheria ntorno ai gigli borboniéi egli era giunto all’altra conclusione ehe ,,il blasone di Francia spiego quella real casa godere quattromil’anni di continovata sovranitá“. Senonché, al contrario di quanto é asserito nella supplica, tutte queste congetture non ritornano punto nel luogo corrispondente della Scienza nuova seconda (libro secondo, sezione quarta, capitolo primo), ove, soppresso qualunque accenno a casa d’Austria e ai suoi quattromila anni di sovranita, si suppone soltanto ehe le due pietre focaie, legate, nel Toson d’oro, alia collana donde pende la pecora aurea, e ehe, nel collidere tra loro, sprizzano fiamme, simboleggerebbero, conforme il Nostro interpreta il mito dei Dragoné degli Orti Esperidi, le fatiche dell’umanitä per ridurre la terra a cultura, e quindi sarebbero, affatto genericamente, niente piü che un’altra prova deH’,,uniformita dei pensar eroico degli uomini di questa barbarie seconda“, ossia dei medioevo, ,,con quello degli antichissimi della prima“, vale a dire dei tempi preistorici. Implicita ritrattazione, che, molto probabilmente, venne determinata dal fatto (ricordato dal Vico medesimo in una lettera del 1726 all’abate Esperti) ehe l’anzidetto cardinale Corsini — a cui il Nostro aveva fatto rivolgere la preghiera di adoperarsi presso gli altri porporati Alvaro Cienfuegos e Melchiorre de Polignac, rispettivamente ambasciatore cesareo e francese presso la Santa Sede, perché ridondasse a lui Vico l’,,onesta utilitá, la quale io credevo avermi offerto la fortuna nella discoverta déllé origini eroiche déllé due case di Francia e d’Austria“ — aveva risposto negativamente, e poiché (soggiunge il Vico nella medesima lettera) ,,non sembra aH’Eminenza Sua convenirgli, io tanto debbo stimare“. Comunque, il „Chiflezio“, ossia il medico e archeologo Gian Giacomo Chifflet da Besanzone (1588—1688), piü che proporsi di scrivere una vera e propria storia del Toson d’oro, si contento, negli Insignia gentilitia equitum ordinis Velleris aurei fecialium verbis enunciata (Anversa, 1632) di descrivere in ordine cronologico gli stemmi dei cavalieri ehe vi erano appartenuti sino ai suoi tempi. E, dal canto suo, il gesuita romano Silvestro di Pietrasanta (1590—1647), nei Symbola heroica (ristampa di Amsterdam, 1682, pp. 208 e 307—308) non dice punto che 1’origine dei Toson d’oro sia oscura: bensi, discorrendo dell’origine e dell’impresa di quell’ordine equestre, osserva che gia Alberto arciduca d’Austria s’era fatto dipingere quale insegna Giasone che ha tra mano il vello d’oro e calpesta il „serpens draco“, custode di quello. Sarebbe cosa troppo lunga indicare in ehe cosa il sistema vichiano differisca profonda- mente da quelli di Grozio, dei Seiden e dei Pufendorf. Piuttosto va messo in rilievo ehe dagli studi recenti é risultato ehe le iterate affermazioni dei Nostro di avere dato vita a un sistema di diritto naturale conforme alie massime della Chiesa cattolica mancano, in realta, d’un serio fondamento, e vennero iterate esclusivamente per ovvi motivi di cautela. Il

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