Leo Santifaller: Ergänzungsband 2/1. Festschrift zur Feier des 200 jährigen Bestandes des HHStA 2 Bände (1949)
IV. Quellen und Quellenkunde - 41. Fausto Nicolini (Napoli): Una supplica inedita di G. B. Vico
Una supplica inedita di Giambattista Vico. 711 che é da ripetere anche a proposito delPaffermazione analoga della presente supplica: che scopi principali della Scienza nuova furono il mostrare ehe la giustizia naturale déllé nazioni sia conforme alia dottrina cattolica della grazia e ehe la naturale forma politica sia la monarchia non soltanto assoluta ma addirittura dispotica. Per contrario nella Scienza nuova 1’autore: a) accenna soltanto di volo alia grazia, della quale non avrebbe fruito, privilegiato fra tutti i popoli, se non quello ebraico; b) a fondamento del corso delle cose umane pone, si’, una „provvidenza“, ma intesa immanentisticamente; c) non diversamente dal Machiavelli e dallo Hobbes, identifica le ,,giustizia naturale“, cioé vigente nel cosiddetto stato di natura, nella forza; d) considera forma ideale di governo la monarchia non giádispotica, ma illuminata, riformistica, paternalistica e piü ancora di questa, le confederazioni sui tipo dei Cantoni svizzeri, degli Stati generali d’Olanda e dell’Impero tedesco; e) vagheggia gli Stati Uniti non soltanto, premazzinianamente, d’Europa, me addirittura dei mondo. II letterato, filosofo e matematico padovano Antonio Conti (1677—1749) fu amico e corrispondente del Leibniz e del Newton, il quale lo fece entrare nelle Societa Reale di Londra. Il „ristretto“ delle Scienza nuova prima, ehe, nel tornare dalia Francia, ov’era dimorato molti anni, invio de Venezia ai suoi amici francesi, é’andato disperso, o, almeno, sin qui non é’venuto fuori: La sua lettera dei 3 gennaio 1727 (ma ,,more veneto“ quindi dei 1728) fu diretta alio stesso Vico, ehe la inseri quasi integralmente nella sua autobiografia. Negli Acta eruditorum di Lipsia dei 1727 comparve, intorno alia Scienza nuova prima, una sprezzante noterella anonima (ma redatta da Giovanni Burcardo Mencken), nella quale si affermava, si, ehe un „abate“ napoletano di nome Vico aveva pubblicato un tanto fiacco quanto fantasioso sistema di diritto naturale „ad ingenium pontificiae Ecclesiae accommodatum“, ma non lo si accusava punto, come, invece, egli tiene ad asserire nella supplica, di avere professato nelPopera sua, de principi ehe servono alia monarchia“. Comunque la diffusa e irosa replica dei Vico, ossia quella ch’egli intitolö non solo Notae in ,,Acta eruditorum“ lipsiensia, ma altresi Vici Vindiciae, venne pubblicata in opuscolo alia fine dei 1729 e dedicata proprio a Carlo VI. Il sopramentovato Antonio Conti e, insieme, il minore osservante Francesco Carlo Lodoli e il conte Gian Artico di Porcia avevano nel 1728 incitato il Vico a ristampare a Venezia, ove avevano trovato altresi un editore disposto ad assumersi la spesa tipografica, la Scienza nuova prima, meglio sviluppata e chiarita in alcuni punti oscuri e arricchita da un’introduzione. Invece, nel 1729 il Nostro mando, da un lato, il testo a stampa inalterato e, d’altro canto, un manoscritto contenente öltre quattrocento annotazioni, piü diffuse, com- plessivamente, dei testo medesimo. Ciö forse provocö qualche rimostranza da parte dell’editore. Certo é che il Vico, ombroso e quasi permaloso quando fosse in giuoco il suo amor proprio, rivolle indietro l’anzidetto manoscritto, che rifuse in una nuova e affatto diversa redazione delPopera, vale a dire nella Scienza nuova seconda, anch’essa, come la prima, stampata a spese dell’autore. Anche nella prolusione intitolata De mente heroica, sulla quale si tornerä di qui a poco, il Vico ricorda che in quel torno di tempo ben cinque suoi colleghi universitari erano stati elevati a vescovati di collazione regia. Furono essi: 1. il monaco Celestino Fortunato Palumbo, lettore di Sacra Scrittura dal 1705, e successo il 18 decembre 1730 nel vescovato di Trivento all’altro giä lettore dell’Uni versita di Napoli Alfonso Mariconda, trasferito al vescovato di Acerenza e Matera; 2 e 3. il sacerdote Gaetano Mari, insegnante di materie teologiche, indi di diritto canonico, e il cassinese Arcangelo Maria Ciccarelli, lettore di Sacra Scrittura, a entrambi i quali giunse nel gennaio 1731 la cedola di Carlo VI ehe li disegnava rispettivamente ai vescovati di Giovinazzo e di Lanciano, ma dei quali il primo, che, tra i cinque, valeva molto piü di tutti (e appunto perció, forse, era, tra essi, il maggiormente legato al Nostro), rinunziö alia nomina, preferendo restare all’Uni versitä, e il secondo, invece la accettő, ricevendo il 30 marzo 1731 la preconizzazione pontificia, salvo poi, il 24 novembre 1738,