Leo Santifaller: Ergänzungsband 2/1. Festschrift zur Feier des 200 jährigen Bestandes des HHStA 2 Bände (1949)
IV. Quellen und Quellenkunde - 41. Fausto Nicolini (Napoli): Una supplica inedita di G. B. Vico
Una supplica inedita di Giambattista Vico. 709 alia quale consacra i capitoli II—VIII dei terzo libro, e usa, com’é ovvio, tutti i riguardi tanto a casa d’Austria quanto alia memoria del Carafa, ma si guarda bene dalFingolfarsi nella pole mica anzidetta, e anzi, cosi in questo come in altri casi ancora piü spinosi, riesce a present are i fatti in guisa non difforme dalia verita, anche se questa — per esempio a proposito déllé efferatezze commesse dal Carafa a Eperjes (oggi Préso nella Slovacchia) — ridondi a disdoro dei suo eroe. Quanto poi a Clemente XI, quel pontefice, in un breve dei 16 gennaio 1717, aveva scritto ad Adriano Antonio Carafa ehe le imprese guerresche dello zio erano degne „aeternis literarum monumentis“: parole che anche in questa supplica, come giä nell’autobiografia, il Nostro volge sforzatamente in propria lode. I „tre libri dati fuori in un volume in quarto De iure universo“ sono in realtä tre opere distinte e denotanti, la seconda di fronte alia prima e ancora piü la terza rispetto alia seconda, un sensibilissimo progresso di pensiero, sebbene anche oggi, conforme l’esempio dato dal Vico, si usi indicarle coi titolo complessivo di Diritto universale. Delie tre, le prima, pubblicata nel 1720, s’intitola De uno universi iuris principio et fine uno; la seconda, edita nel 1721, ha il titolo De constantia iurisprudentis; l’intitolazione della terza, recante la data di stampa dei 1722, é Notae in duos libros, alterum ,,De uno universi iuris principio et fine uno“, alterum ,,De constantia iurisprudentis“. Un volume, magnificamente rilegato e contenente le due prime opere, insieme con molte annotazioni autografe aggiunte, fu inviato dalFautore al principe Eugenio di Savoia, e si serba ora nella Biblioteca Nazionale di Vienna. Delle tre riviste dirette successivamente dal „Clerico“, ossia da Giovanni Ledere (1657—1736), la prima era la Bibliotheque universelle, la seconda la Bibliothéque choisie, la terza la Bibliotheque ancienne et moderne pour servir de suite aux ,, Bibliotheques universelle“ et ,,choisie“. A lui sin dal 9 gennaio 1722 il Vico aveva inviato in omaggio ad Amsterdam cosi il De uno come il De constantia, e ne aveva avuto in risposta un’epistola latina del 1’ 8 settembre dello stesso anno, nella quale il Leclerc seriveva ehe i „multa et egregia, tum philosophica tum etiam philologica“, in cui egli s’era imbattuto lungo una lettura frettolosa di quei volumi, sarebbero stati da lui posti in rilievo in due annunci bibliografici per mostrare „septentrionalibus eruditis acumen atque eruditionem non minus apud italos invenire quam apud ipsos: imo vero doctiora et acutiora dici ab italis quam quae a frigidiorum orarum incolis expectari queant“. E in efietti nella seconda parte dei tomo VIII dell’anzidetta Bibliotheque ancienne et moderne, ben diciassette pagine(417—33) — delle quali il Vico stesso lavorö una traduzione italiana, pubblicata dopo la morte di lui — furono consacrate a esporre, coi maggiori elogi, il contenuto dell’uno e dell’altro libro vichiano. Come si vede, anche in questa supplica, come nell’autobiografia, il Vico tiene a qualificare il Diritto universale abbozzo imperfetto della Scienza nuova. La quale, per altro, prima di assumere la forma ehe ricevé nella redazione delFautunno 1725, era stata lavorata, dal 1723 ai primi mesi dei 1725, in altra redazione, circa tre volte piü ampia, purtroppo dispersa e indicata comunemente coi nome di Scienza nuova in forma negativa. Codesta piü ampia redazione egli contava porre a stampa mediante un sussidio pecuniario ehe, tacitamente se non espressamente, il ricchissimo, ma alquanto taccagno cardinale Lorenzo Corsini (il futuro Clemente XI) gli aveva fatto sperare, salvo poi, al momento opportuno, ad appigliarsi a un pretesto specioso per negarlo: tanto ehe il povero Vico, öltre che essere costretto a disfarsi d’un anello per pubblicare Fopera a spese proprie, dové sobbarcarsi altresi al sacrificio, per lui cento volte piü penoso, di ridurla a circa un terzo delFestensione primitiva. Senza dubbio il Corsini fece scrivere dal proprio segretario, e sottoscrisse, la lettera di cui nella supplica si riferisce un brano. Ma ehe quelFepistola meramente complimentosa non avesse punto il significato ehe, nel suo piü ehe naturale e, purtroppo, non mai appagato „desio di laude“, gli attribuisce il Vico, é mostrato dal fatto ehe il Corsini stesso, senza nemmeno percorrere con 1’occhio Fesemplare di lusso e magnificamente rilegato inviatogli in omaggio dalFautore, lo détte ad esaminare, e poi lo dono, al marchese Alessandro Capponi,