ARHIVSKI VJESNIK 19-20. (ZAGREB, 1976-1977.)

Strana - 79

ssistono ancora, durando alcuni nelle antiche consuetudini, altri rinvigoriti si sono e fra questi è supremo ai tutti il fatale vincolo,specialmente nella parte mediterranea ed insulare che annulla o scema danosamente nel pro­prietario l'assoluta libertà del possesso, dir vogliamo dei rapporti fra colono e proprietario regolati dalle norme di un contratto di società in tutta l'estesa mediterranea ed insulare sudetta. La coltura della vite è la più propagata ed accarezzata. In alcune lo­calità montane pure ha preso qualche estensione,ma invece di limitarsi come dovrebbe.per le sole pendici.occupa anco le pianure,le quali potrebbero più utilmente mettersi a grano.ch'è il genere di prima necessità^ che manca, come diremo altrove,per due terzi dell'anno ai nostri bisogni.Nei vigneti è negletta la scelta delle viti.improvida è la potatura.manca la sagacia nell' attendere dalla stessa superficie più prodotti nonché la debita diligenza nella raccolta delle uvi,ed il sapere nella vinificazione.e mancano general­mente i mezzi alla conservazoine de'vini per difetto di acconcie cantine, e di adattati recipienti. Gle uliveti piantati in copia lungo le coste sono in più luoghi inariditi dall'influenza de'principi salini trasportati dai venti australi quasi dominanti. Gli ulivi generalmente non sono bene curatala potatura n'è diligente bensi da parte di alcuni principali possidenti,dagli altri è negletta.o portata ben anco al grado di distruzione.Nel rustico in generale prevale il pregiudizio.che le ulive più macere diano abbondante prodotto d'olio ;scarsa n'è quindi la quantità degli oli puri e vergini che dovrebbero a mezzo di opportune cure essere disceverati dagli estratti. Pei seminati in generale manca il concime,rara è l'aratura,le semina­gioni vengono fatte di soventi fuor di stagione, le biade abbandonate dalla semina al raccolto, il pascolo liccenzioso degli animali non di rado vi apporta sommi danni. I frutteti, specialmente nelle terre di oltre monte crescono fra stirpi e spini.e danno,meno i fichi ed i mandorli,insipide e selvatiche frutta.L'innesto parzialmente introdotto lungo il litorale e nelle isole, vuol essere generaliz­zato.la trascuranza di questo è in gran parte l'effetto dell'incertezza di co­gliere il frutto.che sarebbe derubato se fosse migliore. In generale poi contadino ignora l'arte di appropriare le piante alla devozione del terreno, alle sue qualità, alla sua posizione ed al clima. Gli aridi venti australi della primavera,i freddi posticipatila sicità della state.sono le cause altretanto fatali che ben di sovente rendono nulle le cure ed i sudori del contadino privandolo in parte od in tutto dè sperati prodotti. I nostri pascoli spesso scarsissimi nella state sono quasi nulli nel verno. Non si ha cura dè prati naturali da cui si traggono soltano due tagli di fieno,gli artificiali introdotti utilmente d'alcuni proprietari colla seminazione dell'erba medica sono assai pochi.Da ciò avviene la degradazione della nostra pastorizia,e la miserabile apparenza del nostro bestiame.che in generale vaga al aperto, senza cura, senza ricovero ben spesso abbandonato nè spazi pa­ludosi ed affogato da repentine insuperabili alluvioni d'acqua. Fatale conseguenza di tutto ciò si è che la pastorizia è di pochissimo frutto.nè potrebbe somministrare le carni ai bisogni nostri che per una mi­nima parte dell'anno,le quali sono sodisfatti a mezzo delle importazioni di animali delle finitime Provincie Ottomane di cui siamo costantemente tri­butari d'ingenti somme mediante un commercio per noi passivo. 79

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