ARHIVSKI VJESNIK 19-20. (ZAGREB, 1976-1977.)

Strana - 95

narimente elevati, come sì riscontra dal Prospetto No 3, e specialmente ì vini che ricercati dai bisogni delle Provincie italiane sono stati venduti a prezzi esorbi­tanti. La condizione agraria che può agevolmente desumersi da uno studio qualunque de' premessi Prospetti confrontati altresì fra loro per la respettiva essenza ed importanza non sarà certamente qualificata ispregevole e lo sarà tanto meno in progresso dappoiché il contadino animiato delle risorse ottenute sente il più potente stimolo per un lavoro altrettanto attivo ed esteso. Alla nostra legislazione civile andiamo pur debitori di questo benefizio ognor crescente però che mantenendo l'equità nella famiglia acconsente che la grande e la media proprietà continuino a sussistere a canto la piccola. La divisione e suddivisione che abbiamo ne'nostri possessi, intorno a che tanto e tanti menano rumore e dolenza, devono ritenersi invece pel vero istrumento di quella coltura agraria, che specialmente nelle vigne nulla lascia ormai a desiderare. Quelle suddivisioni che costituiscono altrettante piccole proprietà sono appunto il lievito di civilizzazione e di progresso. Fatto un con­fronto delle località in cui il contadino non sia proprietario, ma semplice lavo­ratore od affittuale, colle mediteranee e marittime, li cui coltivatori sono tutti o piccoli proprieterj, oppure coloni con diritto di comproprietà sulle migliorie, si riconoscerà a colpo d'occhio quanto più addietro a questi stiano gli abitanti delle prime in fatto di civilità, di coltura, di benestanza e di economia rurale. La terra, come ognun sa, ha bisogno di capitali per essere fecondata. Fra noi la grande possidenza difettò sempre di capitali, o mancò d'impiegare i suoi ris­parmi qualunque, che avrebbe dovuto consacrare alla produzione. Il miglioramento del suolo ove spicca, dobbiamo attribuirlo al lavoro incessante, ed assiduo del piccolo coltivatore, o del colono, che nel tempo stesso è comproprietorio pe' suoi diritti colonici, li cui sudori personali col concorso della famiglia versano nel suolo un cumulo di risorse direttamente consa­crate al miglioramento del campo. La piccola proprietà è per cosi dire fra noi in quanto alla classe rustica una vera cassa di risparmio sempre pronta a ricevere i piccoli profiti col utiliz­zare i momenti di piacere del proprietario. Le ingenti somme ricavate dalla vendita favorevole dei vini in questi anni furono in gran parte dal contadino inpiegate nell'estendere la coltura dei campi, nell'aumento degl' impianti, e la produzione futura ne diverrà l'utilissima conseguenza. Rimane a desiderarsi, che a questo aumento egli vi accopi il miglioramento delle qualità emulando in ciò le cure e la previdenza degli esteri. Noi pertanto conchiudiamo, che la divisione del suolo come sta pure al presente procura una esistenza indipen­dente al maggior numero, ed un a juto materiale e morale anche e coloro che attendono dal salario il mantenimento. La popolazione rurale, che fra noi for­ma assolutamente la parte più utile della nazione trova mezzo di sviluparsi ponendo in opera tutte le sue forze produttive. Con tali convizioni, e con quella altresì che dato ad un individuo il posseso di un'arida roccia, egli è capace di transformarla in un giardino, rite­nuto che la proprietà della terra è lo stimolo il più potente per un lavoro attivo e continuato, noi osiamo opinare, che nello stato di assoluta e deplora­bile abbandono in cui si attrovano tant'immensi spazj pascolivi e boschivi si di proprietà comunale che del regio Erario posti particolarmente nelle loca­lità montane del Circolo miglior ed unico partito sarebbe quello di divederli, suddividerli concedendoli a privati in assoluta proprietà verso una tenue contribuzione annua in ricognizione del diretto dominio, lasciando in piena libertà i concessionarj di attivarvi quel genere di coltura che fosse da essi 95

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