Századok – 1995
Tanulmányok - Makkay János: Decebál kincsei V/967
DECEBÁL KINCSEI 999 caualle con altre œse, faœndo etiandio dopo donare al Castaldo da suoi Commissarij (a ciö che egli ancora godeße qualche parte della tonica di Frate Giorgio) dugento marche d'argento indorato, in tanti uasi elegantissimamente lauorati, e da caparsi a sua elettione, & otto coppe grandi all'Vngaresca e belle pur d'argento indorate, e certi piatti grandi, che si trouarono in Varadino, & oltre quattro cento medaglie d'oro di Lisimaco, che piu delle mille al Re consignate si toise per lui, quattro mazzi di zibellini con altre robbe seco, e poscia fece similmente donare a tutti i congiurati & uccisori del Frate tanto delle sue robbe, & argenti, che oltre alcune entrate concessogli per loro uita, rimasero tutti contenti e sodisfatti. Era fama che'l Frate hauesse un thesoro inflnito, perô nel suo fine non si trouö tanto come si predicaua, ne arriuö giamai al terzo di quello che si discorreua per ciascuna parte, Imperoche l'esito fece uedere,che fu piu grande il romore, che la sostanza, e molto piu la fama che l'effetto, lequai cose consignate che furono con buona parte de i danari che si erano ritrouati in Binse nella camera del Frate, che erano stati ricuperati per causa della buona diligenza che si ci era fat ta usare, essendo per loro cagione stati presi pregioni il Capitano Andrea Lopes, Guido Gozio Maestro di casa del Castaldo & altri soldaţi, che poi furono constretti a restituire cio che haueuano hauuto, & andare a darsi in potere di Ferdinando, che non uolle con la mano della giustitia gastigargli, ma con quella della clemenza perdonargli, si renderono tutti i Commissarij appagati. Et perche i soldaţi doueuano hauere da dodici paghe, per il sodisfare de' quali si fece battere in danari tutto quell'oro & argento che si trouö in uerghe, e che di soura si disse, con i quali si dette a loro la maggior parte de' suoi stipendij, e riconciliossi in fede gli animi suoi che stauano per questa causa d'horain hora per ammottinarsi. Ciaconus, Alphonsus Hispanus: História vtrivsque belii dacici a Traiano Caesare gesti ex simulacris quae in columna eiusdem Romae visuntur collecta. Romae, 1576, 1585, 1616. Az alább idézett rész in Fabrettus, Raphaelus Gasparus F. Urbinatus: De colvmna Traiani syntagma. Emissarii Lacus Fvcini descriptio. Romae, 1684, cap. 308, pagina e, verso. Megjelent önállóan is: Colvmnae Traiani tam intimae qvam extimae frontis exactissima ortographya. Roma, 1773, cap. 308, pag. 40—41. „Regios thesauros, quos Decebalus subter vada Sarge(n)tiae amnis, haud procul a regia occuluerat, Traianus Augustus inuenit. Fluuium namque Decebalus Rex, captiuorum duntaxat manibus et opere, de proprio cursu auerterat, atque suffossis deinde uadis, in specu magnam vim auri condiderat, preciosissima quaeque, et eos liquores qui asseruari poterant, eodem congerens. Quibus confectus, ne quispiam quae gesisset, proloqui posset, omnes, qui facti conscii erant, occidi iussit. At Biculis captiuus, cui res cognita erat, thesauros indicauit. Inuentos autem, equisque adportatos in castra, partim militibus distribuit, partim fisco, et aerario p. R. asseruarit. Erant autem in his pleraque vasa aurea et argentea, ingentis et mediocris magnitudinis, gemmae omnis generis, et praeciosa suppellex corbibus ornatissimis contenta." Eckhel, Josephus: Doctrina nvmorvm vetervm. Pars I. De nvmis vrbivm, popvlorvm, regvm. Volvmen I. Vindobonae, 1792. p. LXXXII: „Narrat ex Lazio Fabrettusx, ejus viri aetate reperta in flumine Sargetia Daciae veteris plus quam quadraginta millia numorum aureorum, qui magna ex parte Lysimachi Thraciae regis nomine fuerunt inscripti. ... Quam stupendus monetae veteris numeius eodem loco defossae