László Szederkényi: La partecipazione dei cristiani alla vita politica nell'epoca precostantiniana - Studia Theologica Budapestinensia 33. (2008)

IV. LA PARTECIPAZIONE DEI CRISTIANI ALLA VITA PUBBLICA DAL II. SECOLO FINO ALL'ETÁ DI COSTANTINO - 3. Il problema del culto pagano

fluo degli dèi, come Socrate, ma cercava Dio vero: "(Platone) aveva sognato Dio, non l'aveva conosciuto. Poiché, se egli, o qualunque al- tro, avesse voluto adempiere il compito di difendere la giustizia, avrebbe dovuto, in primo luogo, sovvertire il culto reso agli dèi, per­ché contrario alla pietà. Ma quando Socrate tentô di fare questo, fu gettato in carcere; affinché fosse fin da allora manifesto in quale osta- colo avrebbero urtato gli uomini ehe avessero incominciato a difen­dere la giustizia vera e a servire al Dio unico"264. Dunque se Socrate poteva rifiutare il culto pagano, il suo atteggiamento è un esempio per i cristiani. Lattanzio condanna i sacrifici pagani: "Neppure i Latini furono privi di questa forma di crudeltà e ferocia, se è pure vero ehe anche ora Giove Laziale è onorato con sacrifici cruenti. Ma che cosa posso- no chiedere di bene, dagli dèi, coloro ehe compiono tali sacrifici? [...] Per i barbari la cosa non meraviglia, e la religione combina appunto colle consuetudini da loro praticate; ma i nostri, ehe hanno per sé sempre rivendicata, a loro gloria, un principio e una linea di mansue­tudine e d'umanità, non forse si riscontrano in queste cerimonie sa- crileghe, ancora, in maggior misura, crudeli e feroci? Ed infatti sono da considerarsi più malvagi e scellerati coloro ehe, essendo imbevuti di una certa nobilita di discipline, s'allontanano e disertano poi da ogni senso d'umanità, di quelli ehe, rozzi ed ignoranti, cadono in azioni cattive, per non conoscere ehe sia il bene"265. Egli ridicolizza le origini delle tradizioni religiose romane che at- tribuisce all'astuzia e all'inganno, in funzione politica, di Numa Pom­pilio: "Chi immagino e organizzo presso i Romani quest'insieme di sciocche fantasticherie, fu quel re Sabino che chiuse in una rete di nuove, strane superstizioni gli animi di quelle genti, ancora rozze ed inesperte, e, per poter procedere a questo con qualche apparenza d'autorità, figuro d'avere dei colloqui segreti, di nőtte, colla ninfa Egeria. [...] E non fu cosa certamente difficile persuadere i pastori. Creo pertanto i pontefici, i flamini, i sali, gli auguri, e divise quasi in famiglie le divinità. Cosi mitigo animi fieri dei nuovo popolo e li ri- chiamè dalle arti della guerre, alle occupazioni pacifiche"266. 264 Divinae institutiones V, 15. 265 Divinae institutiones I, 21, 3-6. 266 Divinae institutiones I, 22, 1-4. 57

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