Folia Theologica 18. (2007)
Géza Kuminetz: Il peccato e la riconciliazione nella teologia di Sándor Horváth O.P.
144 G. KUMINETZ se richiede da noi un grande sforzo. Il servizio divino è possibile solo mediante una vita santa. Cio non è possibile senza la giustizia, dato che è inevitabile ed è la prima azione dell'amore. Naturalmen- te chi è legittimato puo ringraziare la virtù dell'attenzione. Dalle frasi sembra ovvio ehe c'è motivo di riconciliazione. Oggi, non tanto per gli errori della Chiesa, ma quanto per gli errori del mondo. Vedendo lo stato delle nostre istituzioni, dobbiamo affer- mare che siamo molto lontani dalla giustizia e dalla via della santi- tà. Non solo le autorité ma anche i cittadini! Nonostante cio, dobbiamo aspirare alla santità, anche se non riceviamo un esempio tipi- co di questo, o sembra ehe le parole e gli ordini siano troppo duri, o l'esempio datoci richieda un grande sforzo. I santi non hanno guar- dato alla durezza o al modo delle cose, ma hanno guardato aile di- namiche dietro a questi eventi: è vero cio che dicono, è vero cio ehe ci viene richiesto. Loro hanno voluto confrontarsi sempre con la Vérité e poi raffrontarla. Per questo in molti casi hanno rinunciato ai propri diritti, ehe erano soltanto diritti, ma non ai doveri. Hanno ri- nuciato alie consuetudini, se il superiore aveva cosi ordinato. I santi, ovvero gli aspiranti alla santità, hanno sempre pensato delle alternative, e il loro pensiero non è stato guidato dal proprio volere, ma in alcuni casi dal volere altrui, supponendo che l'intenzione prendendo in esame tutte le alternative portava alio scopo. Per di più erano capaci di accettare delle alternative che non erano propensi alio scopo, ma 1'ordine dato non era in contrasto con la legge divina. Erano ubbidienti verso Dio, perché vedevano ehe gli ordini dei superiori non erano in contrasto con le leggi divine. Pensiamo solo a San Paolo apostolo che ha affermato il diritto di sostentamen- to dei pastori e lui stesso ha rinunciato a tale diritto. Le prescrizioni dell'ordine giuridico ci obbligano interiormente. Colui ehe a questo ordine vuole avvalersi, non cerca le vie alternative, solo se ci sono le cause necessarie legate alle basi mora- li-giuridiche. La disciplina è a servizio della Chiesa, ma solo se non la intendiamo come una via alternativa, ma come l'organizzatore dei rapporti di giustizia. Colui che guarda a questo tipo di ordine giuridico si salva da molti peccati e dai peccati del prossimo. Da questo punto di vista la vita tra l'uomo e Dio, regolata dali'ordine giuridico, assicura la pace e la riconciliazione non solo come mezzo principale. Ci sarebbero molti e molti meno conflitti se saremmo ca-