Folia Theologica 6. (1995)

József Török: Il missale quinqueecclesiense e Wilhelmus Durandus

216 J. TÖRÖK Non gli è stato possibile svolgere una ricerca su questo argomento personalmente. Il Rationale è presente come riferimento sul foglio CXXXVr del missale di Pécs, alla vigila delle Pentecoste: In vigilia penthecoste prophétie dicuntur sine titulis et sine Flectamus genua ut habetur in rationali (alla vigila delle Pentecoste diciamo le letture dai profeti senza titoli e senza Flectamus genua, come sta nel Rationale). Qui ed ora si pone come domanda solo chi si cela come persona dietro il Rationale a cui si fa riferimento. L’opera di interpretazione liturgica più nota e piii matura dell’alto Medio Evo è quella di Guillelmus Durandus, vescovo di Mende, intitolata Rationale divinorum officiorum. II settimo libro di questa opera, De sanctorum festivitatibus in speciali (sul foglio CCXXI dell’edizione di Hegenau dei 1509) pone la domanda: Queritur, quare in festivitate innocentum in missa Gloria in excelsis Deo et Alleluja et alia cantica leticie non cantantur? (Si domanda, perché nella festività degli innocenti non si canta la Gloria in excelsis Deo, PAlleluja ed altri canti di letizia?). La prima risposta è: perché gli innocenti erano morti prima della sofferenza e la morte in croce del Signore e per questo essi ad inferos descenderunt (sono scesi agli inferi). L’altra risposta: siccome auctor voluit nos coniungi in hac festivitate animis devotarum mulierum in morte innocentum plangentium et dolentium (l’autore dell’ufficio ci vuole congiungere in questa festività all’anima delle donne pie ehe piangevano e si dolevano della morte degli innocenti). È vero ehe la prima ragione viene anche secondo la nota di Durandus “Magister Johannes” da Johannes Beleth, il quale riporta lo stesso motivo nella sua opera intitolata pure Rationale2: ii ad inferos descendunt. Nel riferimento della vigila delle Pentecoste si legge questo sul foglio CXCI dei Rationale di Durandus: Hoc sabbatum intitulatur sabbatum XII lectionum quia in primitiva ecclesia duodecim lectiones legebantur, ut dictum est sub quarta feria tertie dominice adventus. Officium ac autem huius diei fere idem est in pluribus ecclesiis cum officio sabbati paschalis.Et lectiones leguntur sine titulo prout ibi dictum est. (Questo sabato viene chiamato il sabato delle dodici letture perché nella Chiesa primitiva si leggevano dodici letture, come lo abbiamo detto nel mercoledi della terza domenica di Avvento. L’ufficio invece di questo giorno è nella maggioranza delle chiese coincide quasi con quello dei Sabato Santo, e le letture vengono lette senza titoli, come lo abbiamo detto là.) Non ne ritroviamo la ragione in Durandus sub 2 Patrologia Latina 202, pp 13-166.

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