Folia Canonica 11. (2008)

STUDIES - Card. Péter Erdő: Rigidita ed elasticita delle strutture normative nel dialogo ecumenico

22 CARD. PÉTER ERDŐ vescovo. Più documentato è il fatto ehe il vescovo promuove l’applicazione della tradizione mediante semplici divieti o comandi, o l’applicazione di sanzio- ni penali. Attività ehe, secondo le categorie attuali, sembra piuttosto l’esercizio della potestà esecutiva o quella giudiziale. La convinzione generale era tuttavia ehe i vescovi sono chiamati a garantire la tradizione. Le risposte disciplinari dei vescovi, soprattutto dalla seconda metà del quarto secolo, cominciano a rivesti- re alcune caratteristiche dei consigli degli esperti di diritto, mentre i rescritti dei Romani Pontefici iniziano la loro strada storica corne norme di altissimo livel- lo. Se la lettera canonica di Gregorio Taumaturgo sembra promulgare norme disciplinari generali, San Basilio Magno formula le sue lettere canoniche piut­tosto corne un esperto del diritto. Le lettere canoniche dei vescovi sembrano essere soprattutto delle testimonianze autorevoli del diritto consuetudinario, rispettivamente della tradizione ecclesiale32. Dal quarto secolo cresce l’attività creatrice di norme dei concili e più tardi anche l’attività legislativa pontificia. Soprattutto in questi ultimi due tipi di norme diventa più chiaro l’influsso del­la cultura greco-romana del diritto razionalizzato. b. L’autocomprensione delle collezioni canonichefino a Graziano Se cerchiamo i punti comuni nella visione delTinsieme del diritto della Chiesa in Oriente ed Occidente, dobbiamo essere attenti ai risultati delle ricerche sulle collezioni canoniche precedenti a Graziano. Moite di queste col­lezioni si concepiscono come raccolte “della disciplina canonica” e non di rado si chiamano anche Codex canonum, Corpus canonum ecc. Nella stessa prefazione del Codice di Diritto Canonico del 1983 si ribadisce ehe sin dai tempi della Chiesa primitiva invalse la consuetudine “di raccogliere in unità i sacri canoni”. Si cita la lettera di papa Celestino del 21 luglio 429 ai vescovi della Puglia e del­la Calabria, la quale précisa che “a nessun sacerdote è lecito ignorare i suoi canoni”33. La collezione canonica fondamentale della Chiesa greca viene chia- mata, anche in questa prefazione citata, Syntagma canonum o Corpus canonum. Tutto ciô dimostra ehe la sollecitudine principale della Chiesa antica e anche dell’alto medioevo era non tanto di creare delle opere canoniche come opere letterarie, ma di avere insieme i testi disciplinari della Chiesa. Tale atteggiamen- to rimane anche dopo il 1054. Oggi siamo abituati a presentare le collezioni canoniche della Chiesa latina medievale come opere letterarie. Nella loro epoca invece vediamo un’altra mentalità. Il testo delle singole collezioni sembra spes- so molto elastico, variabile, aperto a delle aggiunte successive. Le ricerche più recenti dimostrano questo fenomeno persino riguardo le opere o 1’opera cano­nica di Ivo di Chartres52 53 54. All’inizio del secolo XII il primo sinodo di Esztergom 52 Cfr. P. P. IOANNOU, Les Canons des Père Grecs (ID. Discipline générale antique II), Grottaferrata 1963, XIII. 53 JK 371; Mansi, IV, 69. 51 Cfr. Sz. A. Szuromi, Some observations on the textual-development of the Tripartita, in Ius Eccle­siae 19 (2007) 369—384; specialmente: 378—381.

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