Csornay Boldizsár - Dobos Zsuzsa - Varga Ágota - Zakariás János szerk.: A Szépművészeti Múzeum közleményei 100. (Budapest, 2004)

PAGNOTTA, LAURA: Una chiesa per cinque affreschi

UNA CHIESA PER CINQUE AFFRESCHI Nel Museo di Belle Arti di Budapest si trovano cinque affreschi strappati dal muro e riportatati su tela, rappresentanti il Cristo Benedicente e i quattro Evangelisti (figg. 21-25), che un tempo decoravano una volta a botte di circa 35 metri quadra­ti. Le figure degli Evangelisti, inserite in una cornice "gotica" come se si trovassero dietro ad un davanzale, reggono in mano cartigli o, nel caso di S. Marco, un libro e sono caratterizzate dai loro peculiari attributi. La cornice aiuta a dare un senso di continuità visiva e ad immaginare la collocazione originale. Il Cristo, situato per­pendicolarmente agli Evangelisti al centro della volta, poggia su una nuvola in atto di benedire con la mano destra e regge un libro con la sinistra. Sebbene appena giunti in Pinacoteca siano stati inventariati come affreschi di Fra Filippo Lippi, 1 una tale attribuzione non è oggi più sostenibile. Attribuiti nel 1967 da Pigler a Lorenzo da Viterbo, 2 furono definiti opere umbre della seconda meta del Quattrocento da Vilmos Tátrai, 3 fino ad essere inseriti nel catalogo di Jacopo Zabolino, pittore attivo a Spoleto nella seconda meta del Quattrocento, da Filippo Todini. Quest'ultima attribuzione su base stilistica è lampante confrontan­do degli affreschi di identico soggetto (se si esclude l'inserimento di S. Sebastiane* fra gli Evangelisti) datati 1488 e firmati dal pittore "Iacobus Zabolinus", presenti nella chiesa di S. Lorenzo ad Azzano, poco distante da Spoleto. 4 La stessa opinione attributiva è condivisa da Bruno Toscano. 5 Nonostante queste ipotesi di attribuzione fondate per lo più su basi stilistiche, provenienza e collocazione originale degli affreschi erano sempre rimaste scono­sciute, essendo stati acquistati dal direttore del museo presso un mercante fiorentino, 6 che poteva avère interesse a far perdere le tracce della localizzazione originale. Nei Registri di Giuseppe Steffanoni, restaurátoré bergamasco vissuto a fine Ottocento, ho ritrovato la brutta copia di una lettera scritta nel 1896 dallo stesso a Guido Carocci, direttore del periodico fiorentino Arte e Storia; qui, in sei fitte pa­gine, Steffanoni elencô - su richiesta del Carocci - i principali lavori da lui esegui­ti negli ultimi anni. 1 A. Pigler, Katalog der Galerie Alter Meister, Budapest 1967, 394, e comunicazione epistolare del Dott. Vilmos Tátrai (9 settembre 2003). 2 Ibid., 394-395. 3 Old Maters' Gallery. A Summary Catalogue of Italian, French, Spanish and Greek Paintings, a cura di V. Tátrai, Budapest 1991, 121-122. 4 F. Todini, La pittura umbra dal Duecento al primo Quattrocento, Milano 1989, 335. 5 Comunicazione verbale del 26 aprile 2004. 6 Si tratta di Emilio Costantini che vendette nel 1895 alfallora direttore della Pinacoteca Nazionale di Budapest Károly Pulszky gli affreschi in questione (Pigler, op.cit [n. 1], 394).

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